TRASFERIRSI ALL’ESTERO: LA FORZA DELLA PERSEVERANZA – Madre in Italy
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TRASFERIRSI ALL’ESTERO: LA FORZA DELLA PERSEVERANZA




 

In questo post voglio approfondire un argomento molto importante per chi ha deciso di trasferirsi all’estero e allargare i propri orizzonti.

Emigrare in un nuovo paese infatti può essere difficile e devi essere disposto a superare con grinta tutti gli ostacoli che ti verranno incontro.

Nel corso della mia esperienza ho notato che chi riesce davvero ad avere successo, sono le persone che decidono di non arrendersi.

Ho iniziato a scrivere questo articolo mentre ero su un aereo che mi stava portando a casa. Devi sapere infatti, che circa un mese fa sono partito per un lungo viaggio nel Borneo.

Sono partito con Alessandro, un mio amico, nonché founder di un sito web molto popolare: aprireazienda.com.

Durante il volo che è durato circa 10 ore, ho visto diversi film, ma quello che mi ha lasciato un segno memorabile è sicuramente “The Founder” con Michael Keaton.

“The founder” narra la storia del fondatore di uno dei ristoranti più famosi del mondo: McDonald’s.

Nei primissimi minuti del film una voce fuori campo recita:

“Perseveranza!

Niente al mondo può sostituire la perseveranza.

Ne il talento… che c’è di più comune degli uomini di talento che non hanno successo?

Ne il genio… il genio non ricompensato è di fatto un luogo comune.

E neanche l’istruzione. Il mondo è pieno di cretini istruiti.

Soltanto la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.

Dimostra che niente mai ti potrà sconfiggere. Che puoi raggiungere la serenità, una salute migliore e un incessante flusso di energia.

Se ti prefiggerai ogni singolo giorno il raggiungimento di questi obiettivi, i risultati non tarderanno a manifestarsi in maniera evidente.

Anche se può sembrarti una formula magica, è dentro di te che costruisci il tuo futuro.

La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando il loro atteggiamento mentale.

Oppure, come sosteneva Ralph Emerson, un uomo è quello che pensa, tutto il santo giorno!”

Mi è piaciuto così tanto che appena arrivato a casa ho iniziato a leggere post e libri su questo argomento.

Ho scoperto che una delle cause più comuni di fallimento è la fretta. Si smette troppo presto. La maggior parte di noi ha fatto questo errore nella propria vita.

In realtà, per realizzare i propri obiettivi è necessario imparare a perseverare davanti alle difficoltà e alle battute d’arresto.

Ogni grande risultato nella storia, è stato preceduto da un fallimento.

Lo sapevi che Thomas Edison ha fallito 1000 volte prima di riuscire ad accendere una lampadina? Al tentativo 1001, quell’oggetto si è acceso e la vita dell’umanità è cambiata.

Lascia che ti dica una cosa….

Come dice Samuel Johnson, “le grandi opere sono eseguite non con la forza, ma con la perseveranza!”

Ma come possiamo utilizzare la perseveranza per raggiungere i nostri obiettivi all’estero?

Da quando ho iniziato a scrivere su Madre in Italy ho sempre insistito su un argomento: qualsiasi cosa tu voglia fare, qualsiasi lavoro tu voglia esercitare, qualsiasi capolavoro tu voglia creare, prima di partire, impara la lingua del paese dove hai intenzione di trasferirti.

In questo modo riuscirai a farti capire e a gestire tutte le difficoltà che incontrerai sulla tua strada.

Fatta questa premessa, entriamo nel vivo di questo post.

Ho diviso l’articolo in due parti.

Nella prima parte troverai un video di Angela Lee Duckworth intitolato: “Grit: the power of passion and perseverance”. Nella seconda parte invece, ti darò tre suggerimenti già testati da molti, per rafforzare la perseveranza.

Pronto? Iniziamo.

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TRASFERIRSI ALL’ESTERO: LA FORZA DELLA PERSEVERANZA

Traduzione: Silvia Colombo

All’età di 27 anni, lasciai un lavoro impegnativo in consulenza gestionale per un lavoro ancor più impegnativo: insegnare.

Andai ad insegnare matematica ai ragazzi delle medie nelle scuole pubbliche di New York. E come ogni insegnante, preparavo quiz e test. Assegnavo i compiti. Quando i lavori mi venivano consegnati, calcolavo i voti.

Ciò che mi colpì fu che il Q.I. non costituiva la sola differenza tra gli studenti migliori e peggiori. Alcuni dei miei migliori alunni non avevano Q.I. stratosferici.

Alcuni dei ragazzi più intelligenti non andavano molto bene. Questo mi fece pensare. Le cose che devi imparare alle medie in matematica, sono difficili: le proporzioni, i decimali, l’area di un parallelogramma. Ma questi concetti non sono impossibili, ed io ero convinta che tutti i miei studenti avrebbero potuto imparare il materiale se avessero lavorato sodo e a lungo.

Dopo qualche altro anno di insegnamento, giunsi alla conclusione che ciò di cui abbiamo bisogno nell’istruzione è una migliore conoscenza degli studenti e dell’apprendimento da un punto di vista motivazionale, da un punto di vista psicologico.

Nell’istruzione, la cosa che sappiamo misurare meglio è il Q.I. ma che succede se andare bene a scuola e nella vita dipende da qualcosa di più grande dell’abilità di imparare velocemente e facilmente?

Quindi lasciai la scuola, e andai all’università per diventare psicologa. Iniziai a studiare i ragazzi e gli adulti in vari contesti impegnativi, e in tutti gli studi la mia domanda era:

Chi ha successo qui e perché?

Andai con il mio gruppo di ricerca all’Accademia militare di West Point. Cercammo di predire quali cadetti sarebbero rimasti nell’addestramento militare e quali si sarebbero ritirati.

Andammo al National Spelling Bee per cercare di predire quali bambini sarebbero andati avanti nella gara. Studiammo tra gli insegnanti le nuove reclute che lavoravano in quartieri difficili, chiedendoci quali insegnanti sarebbero stati ancora lì ad insegnare alla fine dell’anno scolastico e tra questi, chi sarebbe stato il più efficace nel migliorare i risultati di apprendimento degli studenti.

Collaborammo con aziende private, chiedendoci quali venditori avrebbero mantenuto il posto di lavoro. E chi avrebbe guadagano più soldi. In tutti questi contesti diversi, emerse una caratteristica per prevedere in modo significativo il successo.

E non era l’intelligenza sociale. Non era l’aspetto fisico, la salute fisica e non era il Q.I….

Era la grinta!

La grinta è la passione e la perseveranza per raggiungere obiettivi a lungo termine. La grinta è resistenza. La grinta è seguire il proprio futuro, giorno dopo giorno, non solo per una settimana, o per un mese, ma per anni, lavorando sodo per rendere quel futuro una realtà.

La grinta è vivere la vita come una maratona, non come uno scatto.

Qualche anno fa, iniziai a studiare la grinta nelle scuole pubbliche di Chicago. Chiesi a migliaia di studenti delle superiori di compilare questionari sulla grinta, e aspettai più di un anno per vedere chi si sarebbe diplomato. Risultò che i ragazzi più grintosi avevano più probabilità di diplomarsi, anche quando li confrontavo in base a qualsiasi caratteristica potessi misurare, come il

reddito della famiglia, i punteggi nei test di valutazione, e quanto i ragazzi si sentivano sicuri a scuola.

Quindi non è solo a West Point o al National Spelling Bee che la grinta conta. Conta anche a scuola, specialmente per i ragazzi che rischiano di ritirarsi. Per me, la cosa più scioccante sulla grinta è quanto poco sappiamo, quanto poco la scienza sa, su come svilupparla.

Ogni giorno, genitori e insegnanti mi chiedono: “Come sviluppo la grinta nei ragazzi? Cosa devo fare per insegnare ai ragazzi una solida etica del lavoro? Come li mantengo, motivati nel lungo periodo? La risposta sincera è che non lo so!

Quello che so è che il talento non ti rende grintoso. I nostri dati mostrano chiaramente che ci sono molti individui di talento che semplicemente non portano a termine i nostri impegni.

Infatti, nei nostri dati, la grinta di solito non è legata o inversamente legata al talento.

Per ora, la migliore idea che ho sentito su come sviluppare la grinta nei ragazzi è una cosa chiamata “mentalità di crescita”. E’ un’idea sviluppata alla Stanford Univerity da Carol Dweck e riguarda la convinzione che l’abilità di imparare non è fissa, ma che può cambiare con i propri sforzi.

La Dott.ssa Dweck ha mostrato che quando i ragazzi leggono e imparano riguardo al cervello, a come cambia e cresce in relazione alle sfide, è più probabile che essi perseverino quando falliscono, perché non credono che il fallimento sia una condizione permanente.

Quindi la mentalità di crescita è una grande idea per sviluppare la grinta. Ma serve qualcosa di più. E su questo punto concluderò le mie osservazioni, perché è il punto in cui siamo adesso. E’ il lavoro che ci aspetta. Dobbiamo prendere le nostre migliori idee e intuizioni, e metterle alla prova. Dobbiamo misurare se abbiamo avuto successo e dobbiamo essere disposti a fallire, a sbagliare, a cominciare daccapo con le lezioni imparate.

In altre parole, dobbiamo essere grintosi sul fatto di rendere i nostri ragazzi più grintosi.

Ecco di seguito 3 esercizi che ti aiuteranno a rafforzare la tua perseveranza sia che tu viva in Italia o che ti sia già trasferito all’estero.

3 ESERCIZI PER RAFFORZARE LA PROPRIA PERSEVERANZA

Perseverare non vuol dire ostinarsi nel fallimento, ma coltivare un proprio sogno imparando dal fallimento.

Ed ecco i miei 3 esercizi per rafforzare la propria perseveranza.

Attenzione però!

Per trarre benefici da questi esercizi, dovrai esercitarti per almeno 6 mesi.

Iniziamo…



1) PRATICA LA PERSEVERANZA ALMENO 30 MINUTI AL GIORNO

Puoi cominciare con le piccole cose. Scegli un progetto che ti piace e sforzati di realizzarlo. Crea un’agenda e imposta il tempo che dovrai destinare per portare a termine il tuo progetto.

Ad esempio, dal Lunedi al Venerdi, ogni giorno dalle 15 alle 18.

Oppure, sulla base dei tuoi impegni puoi destinare 3 pomeriggi o 3 mattine a settimana all’attività di raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Non dire: “Me lo ricorderò”.

Appuntarlo sull’agenda equivale ad aver preso un impegno. Se tu lo avessi preso con una qualunque persona per te importante, sono certo che rispetteresti quell’appuntamento.

E allora, perché ritenerti meno importante di chiunque altro?

Rispetta l’appuntamento che hai con te stesso perché non c’è perseveranza se non c’è disciplina.

Attenzione però: non impostare mai un timing giornaliero inferiore ai 30 minuti perché non riusciresti a concentrarti per un periodo sufficiente a svolgere un lavoro di qualità, a meno che quei 30 minuti non siano dedicati ad attività tipo rispondere a delle mail, sviluppare contatti telefonici o altre cose che non richiedono particolare approfondimento.

Ovviamente dovrai fare i conti con la tua quotidianità ed impostare un’agenda che sia percorribile. Più tempo dedicherai al tuo progetto, minori saranno i mesi in cui riuscirai a realizzarlo.

Laddove tu riesca a realizzarlo e volessi intraprendere un nuovo e più ambizioso progetto, oppure ampliare quello già realizzato, dovrai sempre darti degli obiettivi più ampi, più ambiziosi e più elevati, ma questo ti impegnerà di più.

Semplicisticamente, possiamo chiamarla crescita.

Il tuo nuovo progetto o la nuova fase del precedente saranno ovviamente più impegnative, più complicate, più difficili, e ti assorbiranno più tempo.

Questa volta aumenta il timing giornaliero che imposterai sull’agenda.

Se in una prima fase hai dedicato al tuo progetto solo 30 minuti per 3 giorni a settimana, prova a fare uno scatto di qualità ed impegnati un’ora al giorno per 5 giorni a settimana.

Insomma, educa te stesso a perseverare in modo graduale e razionale, senza mai perdere di vista l’obiettivo.

A questo proposito, ti racconto una storia. L’ho letta su un libro, di cui non ricordo il titolo, ma ciò che conta è che mi è rimasta impressa la storia:

Un giorno, un uomo che voleva trovare la felicità, si recò davanti ad un re che aveva il potere di dare consigli su come trovarla.

Il re ascoltava tutti coloro che inseguissero questo sogno, e indicava loro la strada da percorrere e i segreti per trovare la propria felicità.

L’uomo si mise in fila e aveva molte, ma davvero molte persone davanti a sè.

Aspettò giorni prima di arrivare al cospetto del re, e quando finalmente giunse il suo momento, il re gli disse: “Benvenuto uomo, come posso aiutarti?”

L’uomo rispose: “Sua maestà, mi trovo qui perché vorrei ricevere il segreto per il raggiungimento della mia felicità”.

Il re si fece portare un cucchiaino d’argento e dell’olio, e disse all’uomo: “stringi tra le labbra il manico del cucchiaino ed io ci verserò 3 gocce d’olio”.

L’uomo strinse forte il manico del cucchiaino tra le labbra e poi le serrò per tenerlo ancora più stretto.

Il re versò 3 gocce d’olio nel cucchiaino e gli disse: “Fai il giro del mio regno, ammira tutte le meraviglie e le bellezze che ci sono, e una volta terminato torna da me”.

L’uomo vide alberi immensi, prati interminabili e fioriti, specie rare di animali, uccelli che volavano, fiori che sbocciavano, fiumi, valli e ogni meraviglia, finché torno al cospetto del Re.

Il Re gli disse: “Ti è piaciuto il mio regno?”.

L’uomo ne era rimasto affascinato, e raccontò al re di tutte le bellezze che aveva ammirato.

Allora il Re guardò il cucchiaino ancora stretto tra le labbra dell’uomo, e gli disse: “Dove sono le tre gocce d’olio?”.

Fu solo allora che l’uomo si accorse che nel cucchiaino non c’erano più le tre gocce d’olio, e rispose: “Non lo so, Sua Maestà. Lei mi aveva detto di osservare le bellezze del suo reame, ed è quello che ho fatto…

e il Re gli disse: “Ecco il segreto della felicità. Per raggiungere i tuoi obiettivi devi godere di tutto ciò che arricchisce la tua vita, ma non devi mai perdere di vista l’essenziale, ciò che per te conta realmente”.

Questa storia è ciò che mi aiuta a tenere sempre a mente le priorità.

Se l’obiettivo è di realizzare un progetto molto complicato che avrà bisogno di almeno 5 ore della tua giornata, quelle 5 ore hanno un valore prezioso.

Non mollare mai prima di aver terminato il lavoro della giornata che ti sei prefissato.



2) VISUALIZZA IL TUO SOGNO

Prima di iniziare a lavorare sul progetto, prenditi un po’ di tempo e immagina come ti sentirai una volta che lo hai portato a termine.

Immagina di essere impegnato. Chiudi gli occhi e visualizza tutto quello che devi fare per realizzare il tuo sogno. Questo esercizio deve farti assaporare il senso di appagamento e di vittoria che avrai ogni volta che porterai a termine quello che ti sei prefissato.

Ti assicuro che una volta che questi sentimenti affioreranno, cercherai con tutto te stesso di replicarli.

3) SII OTTIMISTA. SEMPRE!

Nel mondo esistono gli ottimisti e anche i pessimisti.

La differenza sostanziale è che gli ottimisti vedono gli eventi negativi della propria vita come incidenti temporanei, mentre per i pessimisti sono come eventi scolpiti nella pietra che si ripeteranno all’infinito.

Se un pessimista non riesce a portare avanti un progetto, si arrenderà davanti al fatto che è stato un fallimento. L’ottimista invece, una volta accettato di aver fallito, coglierà la sconfitta come insegnamento ed inizierà subito un nuovo progetto.

La chiave dunque, è quella di sforzarsi di vedere gli eventi sempre in maniera costruttiva.

Facciamo un esempio:

Hai lasciato il tuo lavoro, hai fatto le valigie e ti sei trasferito in una capitale europea. All’inizio non sarà facile. Dovrai cercare casa, trovarti un lavoro, farti nuovi amici e dovrai investire tutto te stesso per realizzare il progetto che ti sei prefissato.

Dopo 3 mesi però, vedi che non sei riuscito a fare ancora niente.

Vivi ancora in un ostello, non hai un lavoro, stai spendendo gli ultimi soldi che ti sei messo da parte e infine, non ti sei neanche circondato da nuove amicizie.

Potresti pensare di non essere all’altezza, di non essere capace e forse, sarebbe meglio che tornassi a casa, con la coda tra le gambe.

Questo è quello che penserebbe un pessimista.

Se stai leggendo questo post invece, brami dalla voglia di riuscire, di realizzarti e, una volta per tutte, di vincere.

Ho indovinato?

Dunque, non farti spaventare. So benissimo cosa vuol dire vivere all’estero e so per certo che, se tornassi a casa, non te lo perdoneresti mai più.

Inizia a lavorare sulla perseveranza, ogni giorno della tua vita.

Vivi la tua vita al massimo, perché vivere all’estero è una delle cose più soddisfacenti e stimolanti che una persona possa fare.

Pensa positivo ogni istante della tua giornata e ricorda sempre che, come dice Dag Hammarskjold, “Solo chi mantiene il suo occhio fisso sull’orizzonte lontano troverà la sua strada giusta.”

E tu? Come stai affrontando la tua vita all’estero?

Sei riuscito a realizzare quello che ti sei prefissato? Se si, hai messo in atto il potere della perseveranza? Se invece la tua risposta è no, come pensi di agire?

Scrivilo nei commenti! Non esiterò a risponderti. 😉

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About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

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