LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE – Madre in Italy
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LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

“Licenziato!”. È questa la parola che mi sono sentito dire lo scorso mese dal mio datore di lavoro, un omino basso e volgare, che di umano non ha niente.

“Sei licenziato perché nun ciavemo più li sordi” mi ha ripetuto più volte, cercando di fargli capire che mi avrebbe lasciato in un mare di guai. “Qui ce so padri de famija che devo mannà a casa! Tu sei giovane, forte, vattene all estero!”

Stop! Oggi anche io faccio parte di quel 43 per cento di disoccupazione giovanile che in altri paesi farebbe accapponare la pelle! Ma qui, in Italia, sembra tutto normale. Noi giovani (ho solo 23 anni) ci siamo sentiti dire un pó di tutto. Che siamo svogliati, non ci va di fare niente, che ci piace vivere dentro casa serviti e riveriti da mamma e papà . Ma io la mamma, non ce l’ho più .

È venuta a mancare ormai 5 anni fa e ha lasciato un gran vuoto. Mio padre è un operaio e non riesce a mantenere me e i miei 2 fratelli minori.

Che faccio glielo dico al mio capo?

Decido di no, lo ringrazio, e me ne vado. Durante il tragitto verso casa, nella “pulitissima” metro B di Roma (è qui che abito) vengo rapito dai mille annunci che, volente o nolente, spingono noi italiani ad andarcene!!!

La scuola d’inglese a 8 l’euro l’ora, il volo verso Londra a 20 euro, che con tasse e valigie arriva a 100, e. poi foto di spiagge caraibiche con splendide donne in costume.

Si paventa in me l’idea di andarmene, sono ancora giovane penso, potrò fare quello che voglio e potrò inventarmi qualsiasi lavoro all’estero… E forse, riuscirò a mandare anche qualche soldo a casa.

Appena rientra mio padre a casa, gli racconto tutto. Il lavoro, i corsi d’inglese, le donne in costume, le possibilità di lavoro che ci sono in altri paesi. Lui si commuove, e mi dice che sapeva che sarebbe arrivato questo giorno. Come ha sempre fatto, mi sussurra di fare quello che più mi sento… Amo mio padre!

Ci mettiamo su internet, vediamo decine di siti, i gruppi su FB, i video blog, dove andare, dove si trova lavoro e dopo giorni a cercare cos’è meglio per me….decido: Londra.

È passato un mese e mezzo da quel “licenziato” e oggi sono qui, all’aeroporto di Fiumicino con la mia valigia. Mio padre mi ha accompagnato, mi abbraccia, piange, mi dice che sono in gamba e che ce la farò a fare ciò che sogno.

Sto zitto, anche a me escono le lacrime, ma so che non ho scelta….

Certo, sono felice di partire, fare nuove esperienze, conoscere nuovi ragazzi, sono felice di imparare una lingua, l’inglese, che a scuola non è mai stata la mia materia preferita…

Sono felice di vivere, di esistere e, mentre salgo le scale che mi portano verso l’aereo ricordo le parole di mio padre. Sorrido, e penso: ma io, un sogno, ce l’ho?

By Andrea

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About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

One Comment

  1. Max
    Posted on novembre 27, 2016 at 11:49 am

    Hai fatto una scelta azzeccata; adesso inizia a lavorare ma fatti anche una formazione accademica/professionale e non pensare minimamente di fermarti a fare il cameriere a Londra o sei morto ancora prima di cominciare, Londra offre tanto ma solo a chi ha “le carte in regola”, per gli altri è tristezza e assenza di prospettive. In bocca al lupo!

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