IO, CHE UN NOME NON HO… – Madre in Italy
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IO, CHE UN NOME NON HO…

Questo post è dedicato a tutte quelle persone che almeno una volta nella loro vita si sono visti sorpassare da qualcuno meno competente di loro.

O a tutte quelle persone che si sono viste licenziare perché l’azienda era in esubero. O almeno così gli hanno detto.

Quante sono? Su, alzate le mani. Si sa, ne sentiamo tante sull’Italia. Che attualmente è una nazione fallimentare, che non si muove una foglia e che, in caso tu avessi anche una piccola idea, non riusciresti mai e poi mai a crearla in Italia.

Almeno che tu non abbia un “nome”. Almeno che tu non abbia lo stesso cognome del ministro dell’infrastrutture. Almeno che tu non abbia una zia che ti faccia lavorare. O almeno che tu non sia così fortunato da essere figlio di un uomo ricco.

Ma, e ne sono fiera, mio padre è un operaio e mia madre, una casalinga. Che hanno lavorato una vita per mandare la loro unica figlia all’università….

Ed eccomi qua. Mi chiamo Sara, ho 26 anni, sono un ingegnere informatico, e ho tanta voglia di vincere…

Fino a poco tempo fa non avevo la minima idea di cosa significasse essere un Expat. Ho sempre amato l’Italia ma, purtroppo, l’Italia non ha mai amato me. Ed è per questo che un anno fa, ho deciso di fare i bagagli e partire. Una piccola ricerca sul web mi ha illuminato sulla destinazione. Edimburgo. In Scozia. Forse una delle più piccole capitali europee con i suoi 600000 abitanti di cui il 60 per cento è straniero. 

Un mese a lavare i piatti, due mesi a fare la cameriera, dopodiché, grazie alla mia laurea e alla mia buona conoscenza dell’inglese, ho trovato lavoro in una delle più importanti aziende informatiche del mondo.

Il mio sogno. La mia vita. Tutto quello che ho sempre desiderato. Lavorare in un’azienda di cui avevo studiato tutto nei minimi dettagli. Brava, direte voi. Ci sei riuscita, penserete voi.

Ma non è tutto oro ciò che luccica. Dopo 6 mesi di duro lavoro ho cominciato a combattere contro un malessere che non avevo mai conosciuto: la depressione. Ho cominciato a mangiare meno. Sono diventata irascibile. Ho smesso di uscire con i pochi amici che mi ero fatta. E ho avuto paura…

Poi una notte, l’ennesima da insonne, mi sono alzata dal letto, e ho cominciato a camminare tra le strade di Edimburgo. Volevo capire il perché di quel malessere. Volevo guarire… Ho cominciato a scavare dentro di me. Ho pensato alla mia vita. A quello che volevo fare. Ai miei genitori. E poi sono andata oltre… Ho pensato ai miei luoghi, a dov’ero nata, a tutto ciò che mi mancava per essere serena.

Da una parte il lavoro, la carriera, dall’altra parte “casa”. Quella notte ho camminato tanto. E ho capito…

Vi scrivo queste righe dalla mia stanza. A Bologna. Mio padre mi ha appena dato la buonanotte. Come quando avevo 16 anni e il giorno dopo mi svegliavo per andare a scuola. Abito qui perché non ho un lavoro. Ho mandato decine di curricula in giro per le aziende. Ma ancora non mi ha risposto nessuno.

E mi chiedo per quanto tempo ancora dovrò vivere qui. Mi piacerebbe avere una famiglia. Avere dei figli. Creare tutte quelle cose che i miei genitori mi hanno insegnato. Ma invece niente. Sono nella mia piccola stanza a scrivere queste poche righe che dedico a tutti quei ragazzi che hanno preferito tornare a casa, avendo la fortuna di riuscire a vivere in una casa.

Io non mollo. Rimango in Italia. E cercherò di crearmi un futuro qui…

By Sara

About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

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