IO AMO LA CUCINA SPAGNOLA – Madre in Italy
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Il Blog di Madre in Italy

IO AMO LA CUCINA SPAGNOLA




 

La storia veste colori, profumi, aromi e tradizioni che lasciano una cicatrice forte sugli usi e costumi dei popoli.

Il mondo culinario di una regione è, spesso, una chiave di lettura di tutte le genti diverse che hanno abitato e proliferato in una regione. La Spagna si fa teatro di costumi e usanze cristiane, musulmane e giudaiche persistenti fino ai giorni nostri.

È un bar spagnolo, si nota. Tovagliolini sporchi ovunque per terra, ad ogni passo lo scricchiolare sotto le scarpe dei gusci delle pipas (aperitivo a base di semi di girasole essiccati), un forte odore a frittura, degli appendiabiti all’altezza del bacino apposti sotto il bancone del bar e una barra metallica lunga per poggiare un piede durante l’attesa o il consumo di una caña (20 cl di birra chiara).

Un bar de toda la vida (classico, il bar di sempre). Sul bancone un vasto assortimento di pietanze protetto da pareti di vetro; sono le tapas. All’ordinare una qualsiasi bevanda, alcolica e non – ad esclusione di acqua, rigorosamente del rubinetto, almeno a Madrid – il camarero vi offrirà un piattino di comida.

La norma indica che più bevande si ordinano, più ricche ed elaborate saranno le porzioni di tapas, passando da un semplice piattino di aceitunas (olive) a una tortilla de patatas, fino ad arrivare anche a mini porzioni di pasta, ecc…

L’origine di questa tradizione, dell’associare al consumo di alcol una porzione di “cibo” ha varie scuole di pensiero. Che fosse Alfonso X detto “il Saggio” o i re cattolici, i libri di norme comunali sono pieni di righe indicanti ai locandieri l’obbligo di servire mangiare per accompagnare un bicchiere di vino o di birra, onde evitare un incorretto consumo di alcol e rimanere lucidi alle guide delle carrozze al finir della notte.

Paìs Vasco chiama pintxos le sue tapas, ovvero fette di pane condite con qualsiasi cosa riesca a mantenersi in cima aiutato da un lungo stuzzicadenti da spiedino; rigorosamente a pagamento, a differenza della tradizione castigliana.

I bar dell’Andalusia si vantano di offrire la miglior proporzione qualità/prezzo/abbondanza, offrendo varietà in quanto pesce, carni e verdure. Se siete fortunati, a Valencia, vi potrebbero offrire piattini di paella valenciana che, a differenza delle credenze popolari, è un piatto che non prevede né pesce né frutti di mare; solo pollo, gallina e coniglio accompagnato da lumache e verdure.

Un piatto, quindi, proveniente dall’entroterra della provincia di Valencia e non dal mar Mediterraneo. Come spesso accade, la Catalogna si dissocia e può capitare di tutto: che vi siano offerte tapas o no. Dipende dal ristoratore. La Reconquista cristiana della penisola iberica fu un movimento culturale e politico durato circa mille anni che avvenne progressivamente da nord a sud.

Non è un caso che le tracce di ricette più orientaleggianti – musulmane ed ebraiche – si radichino in Andalusia più che da qualsiasi altra parte. Basti pensare alle tante varietà di pesce fritto in olio d’oliva – come il pesaco adobado -, tipico delle tradizioni arabo mediterranee.

C’è comunque da fare una gran differenza tra la cucina tradizionale e la moderna. Oggigiorno la crisi economica ha fatto sì che a svilupparsi siano più i franchigiati che i singoli imprenditori nel mondo gastronomico. Prezzi contenuti, qualità popolare e varietà prestabilita. Ecco perché è sempre più facile vedere grandi catene ristorative, dove si sa già ciò che si andrà a consumare.

Esempi in stile McDonald’s, ma Made in Spain, possono essere vari. “100 Montaditos” offre dei piccoli panini imbottiti – chiamati appunto montaditos, perché è pane “montato” – dal prezzo medio di 1,50€ l’uno accompagnati da bevande tipiche iberiche.

“Lizarrán” offre dei pintxos, in modalità self service, al prezzo medio di 2€ ciascuno. “Indalo”, presente solo a Madrid e originario di Alcalá de Henares, offre la possibilità di scegliere e pagare solo la bevanda e selezionare gratuitamente una tapa che, in questo caso, può anche trasformarsi in una vero primo piatto, così da spendere una media di 6€ per due piatti e due bibite.

Il “Mercado Provenzal” è il più economico dei concept ristobar; 20cl di birra a 0,40€ e una copa de Mojito a 3€, con scelta tra un vario assortimento di tapas e panini. Senza dubbio, il turista non può andarsene senza provare un poco del tanto rinomato jamón serrano; la migliore alternativa è in questo caso il Museo del Jamón, che offre a soli 1€ degli ottimi panini al prosciutto – 1,50€ con pomodoro – e a 0,70€ 20cl di birra.

Anche se l’ora legale italiana è la stessa di quella spagnola (a differenza del Portogallo, ad esempio che rispetta quella di Greenwich), la luce solare porta ritardo di circa due ore, ragion per cui le nostre otto di sera equivalgono alle loro dieci. Ecco svelato il perché delle loro cene così in ritardo rispetto agli italiani e il motivo delle più lunghe ore di apertura dei locali spagnoli, fino a mezzanotte passata (le nostre dieci e mezza, appunto).

Il rapporto tra gli spagnoli e l’alcol è sempre stato buono. Da buon paese cattolico, la Spagna, che vanta di climi variegati all’interno della penisola, è forte produttrice di vini. La Rioja è la regione che esporta i vini spagnoli per eccellenza. Tempranillo, Reserva e Gran Reserva sono tre delle etichette più diffuse tra i rossi, rispettivamente invecchiati sei, dodici o diciotto e più mesi.

Il vino, inoltre, si consuma fortemente anche tra i più giovani, mescolato spesso con gassosa al limone per farne il famoso tinto de verano (rosso d’estate) o con cola per il calimocho. La più culturalmente accettata e radicata sangria è, invece, vino rosso con pezzi di frutta di stagione, a mo’ di macedonia.

La Spagna è anche una gran consumitrice di birra; tra le marche più spagnole troviamo la Cruzcampo, Mahou e San Miguel. Anche in questo caso troviamo la variante discendente da terre teutoniche radler, ovvero birra con limonata, o clarita, cioé con gassosa. Tra le catene low cost, eccone una specializzata anche in servire solo drink: Copas Rotas. Questa offre dei cocktail – coctél, scritto in spagnolo – a prezzi ridotti per chi non ha voglia di andare in discoteca o per chi, semplicemente, aspetta che le discoteche si riempino.

Dentro i club, se il beverage costa poco, si servirà sicuramente alcól de garrafón, ovvero di bassa qualità. Mentre che, tra amici e prima di ir de fiesta (andare a far festa), si sceglie un’opzione più conveniente e più “sana”: el botellón, usanza molto diffusa consistente in bere prima della festa alcol comprato previamente in supermercato, e quindi di origine sicura.

Notate bene: l’uso di questa “riunione” tra gruppi di persone è severamente sanzionata in luoghi pubblici in tutto il territorio spagnolo e la pena sono multe che partono da un minimo di 600€. Infatti, in Spagna è proibito bere alcol in luoghi pubblici, ammenoché non seduti e serviti in una delle terrazas dei locali cittadini.

Spagna, dunque, terra da assaggiare a piccoli morsi, ma anche da gustare fino in fondo. Ancora una volta, questa terra dimostra di valorizzare le proprie tradizioni e di saperle rinnovare, offrendo al consumatore delle ottime soluzioni qualità/prezzo. Locali sempre pieni di ragazzi universitari, impiegati, famiglie che la domenica si godono un pranzo o una cena fuori casa. Forse il servizio non sarà professionale come in Italia, ma è pur vero che “spendi per quello che mangi”, y nunca mejor dicho (non c’è modo di dire migliore).

By Valerio

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About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy.
Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

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