I SEGRETI DELLA LINGUA AUSTRALIANA – Madre in Italy
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I SEGRETI DELLA LINGUA AUSTRALIANA




 

Tra tutte le terre che si sono confrontate con la colonizzazione Europea, l’Australia risulta essere senz’altro tra le più giovani.

Anche se fu già scoperta nel 1606, quando avvenne il primo sbarco ad opera di un condottiero danese, Willem Janszoon, l’arrivo in Australia da parte degli inglesi con lo scopo di colonizzare l’area, è datato soltanto 1770.

L’inglese australiano comincia a divergere da quello britannico dopo la fondazione della colonia del New South Wales (l’attuale stato che ospita la città di Sydney) nel 1788, e dal 1820 venne riconosciuto come diverso dall’inglese britannico.

Prima l’Australia era stata abitata soltanto dagli antenati degli Aborigeni australiani che si crede fossero giunti sull’isola circa 70.000 anni fa.

Alla fine del XVIII secolo quindi, quest’enorme continente era stato adibito a colonia penale britannica dal momento che nel Regno Unito si stava verificando un diffuso fenomeno di sovraffollamento delle carceri.

I detenuti che arrivavano qui venivano da tutte le parti del Regno Unito, Galles, Scozia, Irlanda (basti solo pensare che un quarto dei detenuti era irlandese), persino Londra, e bisogna specificare che l’inglese parlato nelle terre di origine dei detenuti, era notevolmente differente da zona a zona.

Serviva dunque costruire una lingua comprensibile a tutti, per facilitare la vita quotidiana, e questa costruzione avvenne grazie alla prima generazione di bambini nati, i figli dei detenuti, che venendo a contatto tra di loro mescolarono tutti queste diverse sfumature della lingua inglese.

Da ricordare inoltre che la lingua australiana ha subito l’influenza della lingua aborigena, specialmente per quanto riguarda i termini che descrivono flora e fauna così come certi luoghi, un esempio su tutti è la parola “kangaroo”, parola aborigena appunto che sta ad indicare il canguro, oppure “dingo” (un tipo di cane selvatico), “wallaby” (un tipo di canguro), “boomerang”, e la capitale Canberra stessa significa in aborigeno “punto d’incontro”.

Non va neppure trascurato il fatto di come la storia stessa del Paese abbia influenzato lo sviluppo della lingua Australiana, ci sono infatti moltissimi termini che sono riconducibili al periodo della corsa all’oro, un periodo che cominciò nel 1851 e per il quale si creò un forte movimento migratorio sia dall’interno del Paese che dall’esterno, solo dal Regno Unito, il 2% della popolazione emigrò in Australia seguendo la parabola crescente della corsa all’oro, ed è inoltre a seguito di questo periodo che si crede che l’accento Australiano derivi dall’accento inglese parlato nell’Inghilterra del sud-est.

Anche durante il periodo della prima guerra mondiale, numerosi modi di dire sono entrati a far parte della lingua australiana, in particolare l’humour utilizzato sembrava essere molto importante ai fini di sostenere l’impatto traumatico e devastante della guerra, ecco allora che l’espressione “to be dead” (essere morto), veniva parafrasata con “hung on the wire” (appeso al filo), “pushing up daisies” (spingendo le margherite dal basso), “to have gone west” (essere andato verso ovest), “to be in cold storage” (essere in un freddo contenitore).

A questo periodo risale inoltre l’intercalare che oggi viene praticamente usato da chiunque in Australia, “mate” (amico), proprio perché la guerra portava a fraternizzare tra chi vi partecipava, ed è in questo periodo che arrivano anche la definizione di Australia e Australiano come “Aussie”.

La seconda guerra mondiale e l’avvento della televisione con la trasmissione dei film americani, hanno visto invece l’influenza dell’inglese americano, e da qui sono derivati modi di dire come “you guys” e “no worries” o parole come “gee” e “okay”.

La lingua australiana è nata dunque come un naturale livellamento tra tutti questi differenti ceppi della lingua inglese arricchita ulteriormente dalle commistioni con la lingua aborigena, parliamo quindi di una lingua che nel corso dei decenni è mutata rimanendo però fedele alle proprie origini, portando nella nuova lingua australiana, tutti quei termini che hanno delineato la storia stessa dell’Australia.

Appena sono arrivata qui l’impressione che ho avuto è stata quella di un inglese molto abbreviato, e ci ho messo del tempo a capire come moltissime espressioni utilizzate qui siano uniche, a livello di significato e fonetica.

Il fatto che sia abbreviato mi fa pensare che l’Australiano, utilizzando tante parole per spiegarti un concetto, abbreviando non appesantisca in questo modo la conversazione.

Gli Australiani amano davvero colorire le loro conversazioni con molte parole.

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Dal momento che sono stata anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mi sento di potermi sbilanciare dicendovi che le mie impressioni sono che qui l’inglese australiano parlato è senz’altro più dolce e meno rollato dell’americano e meno cadenzato dell’inglese britannico, l’Americano è come se mettesse una turbina e si mangiasse un po’ le parole, fagocitandole in questo suo ritmo rollato e calzante, l’inglese britannico mi ricorda per certi versi (parlo di accentazione) il greco antico, ed è come se utilizzasse un accento cadenzato che forma quasi una melodia, e l’Australiano è come se creasse invece una specie di musicalità, perché non ha forte accentazione e utilizza molto le vocali, abbreviando molte parole che finiscono quasi sempre con una vocale allungata, che crea quindi appunto una sorta di musicalità.

Per tornare quindi sul fatto che la lingua australiana è, come dicevo poco fa, molto, molto colorita, basti pensare che utilizza molto humour, rime, ingegno e porta nella vita quotidiana espressioni che erano un tempo utilizzate in campagna e nei pressi dei posti di mare, i soli luoghi abitati prima delle odierne grandi città come Sydney o Melbourne.

Ama inoltre moltissimo l’utilizzo di metafore o paragoni, ad esempio “flat out like a lizard drinking” (letteralmente “appiattito come una lucertola che beve”) significa “lavorare duramente per un preciso compito”, o anche “Kangaroos loose in the top paddock” (letteralmente “canguri sciolti nel recinto di sopra” significa “intellettualmente inadeguato”, o ancora “let’s have a Captain Cook” letteralmente “facciamoci un Capitano Cook” che significa “Diamo un’occhiata”, o “mad as a cut snake” letteralmente “pazzo come un serpente tagliato” che significa molto arrabbiato, o “Banana bender” letteralmente “colui che piega le banane” che indica l’abitante del Queensland, “Big smoke” che significa grande città, “amber fluid” la birra, e “ankles biter” letteralmente colui che morde le caviglie, per tradurre bambino piccolo che ancora non cammina.

Adora inoltre le abbreviazioni che finiscono con l’avere, come dicevo prima,  una vocale alla fine. Qualche esempio: arvo è afternoon (pomeriggio), barbie è barbecue, brekkie è breakfast (colazione), poi c’è avo (avocado), rego (registration) è la registrazione della macchina, bikkie (biscuit), Aussie (Australian), ambo (ambulance), bizzo (business), exy (expensive) ossia costoso, BYO (bring your own, soprattutto di ristoranti senza licenza per vendere gli alcolici che ti permettono di portarti la bottiglia di vino da casa, addebitandoti solo qualche dollaro), Billy (teapot) che sarebbe la teiera e senz’altro il famosissimo G’day (good morning) ossia buon giorno.

Utilizza poi anche degli insulti gentili “couldn’t find a grand piano in a one-roomed house” (non potrebbe trovare un immenso pianoforte nemmeno in un monolocale), “useless as an ashtray on a motorbike” (inutile come un posacenere su una moto).

Dopo più di tre anni spesi qui, posso dirti che ormai capisco anche lo slang dell’entroterra, quello più Aussie in assoluto, anche se certe volte ancora mi ci devo mettere d’impegno.

Ho notato tuttavia una cosa: non esiste un’unica lingua e l’australiano non è parlato da tutti, è sicuramente più utilizzato dai giovani e dalle persone che vivono più verso le periferie delle grandi città o in luoghi meno popolati, questo perché comunque in una città come Melbourne, ci sono 4 milioni di persone che vengono da  moltissimi diversi paesi, e sicuramente come parlo l’inglese io o come lo parla il sedicenne del country side, non è come lo parla il signore cinese emigrato qui 30 anni fa.

Anche la lingua italiana in una città come Melbourne, famosa per la sua vasta comunità italiana, esercita la propria influenza e alcune parole di uso comune sono in italiano, una su tutti “zucchini” per dire zucchine che in inglese britannico sarebbe “courgette”, ma anche numerosi altri termini sempre in ambito culinario.

Quello che vorrei dire è che credo che lo slang australiano sia tipico di determinate fasce della popolazione australiana, principalmente di persone australiane da generazioni, perché un figlio di immigrati italiani che è nato qui, che parla sia inglese che italiano in casa, vi assicuro che non parla lo slang.

L’immigrato proveniente dalla zona Mediterranea invece qua parla quello che chiamano “wog” che è parola slang per indicare, in passato in modo dispregiativo, ora invece ci fanno spassosissimi spettacoli di cabaret, la parlata appunto in inglese che l’immigrato da questa zona possiede.

Vivo a Melbourne e rimango sempre rapita da quanto diversamente qui parliamo tutti inglese, capendoci poi però alla fine sempre tutti.

La cosa più bella in assoluto è che adesso riconosco anche dall’inglese parlato di qualcuno da quale zona del mondo venga.

Mi domando allora se la vera ricchezza di questa lingua australiana non venga proprio dal fatto del suo continuo mutare tra le commistioni di tante parlate diverse e se non debba la sua continuità a questa inarrestabile evoluzione.

Mi piace camminare per strada e sentirmi avvolta dai suoni diversi che l’integrazione produce.

Mi piace parlare con le persone, mi piace capirle e farmi capire.

La lingua australiana è veramente una lingua meravigliosa, piena di gioia e carica di simpatia, impossibile non entrare nel suo “loop” dopo un breve periodo e ritrovarsi ad utilizzare le sue espressioni, le sue parole, i suoi modi di dire.

Impossibile non farsi travolgere dalla sua ironia e disarmante bellezza.

Impossibile arrivare qui e dopo un po’ continuare a pensare che qui si parli inglese, perché qui si parla australiano.

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About the Author

Ilaria si è sempre sentita un'anima vagabonda, perenne errante, nasce a Venezia ma si dividerà tra Friuli, Veneto e Liguria. A Gorizia si laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, vivendo anche per un anno a Parigi. Nel 2013 decide di partire per l'Australia, dove vive e lavora tuttora.

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