IO HO SCELTO DUBLINO – Madre in Italy
X

Il Blog di Madre in Italy

IO HO SCELTO DUBLINO




Ho conosciuto persone che in Dublino hanno riposto tutti i loro sogni e persone che hanno investito cosi tanto di loro stessi da incrementarne la magia che la caratterizza.

Se dovessi far fede ad una delle due categorie per rappresentare me stessa non so a quale farei riferimento ma so che il mio cassetto dei desideri, ormai ben sigillato da anni, l’ho riaperto soltanto una volta atterrata su suolo irlandese e so, in egual maniera, di star investendo il 100% di me stessa in tutto ciò che faccio per ripagare questa città di ogni singola emozione quotidiana che mi dona.

Probabilmente dovrei utilizzare i miei articoli esclusivamente per parlare di Dublino ma credo che un excursus sugli italiani che vengono sia doveroso.

C’è chi dice che sia più difficile restare dell’andar via dall’Italia e magari per chi è rimasto il ritrovarsi di fronte ad una realtà che quotidianamente si sgretola davanti ai propri occhi non è affatto piacevole ma mi sento anche di dover precisare che se quelle stesse persone provassero davvero a mettersi in gioco si renderebbero conto che non c’è un modo “più facile” o “più difficile” per affrontare la crisi del nostro Paese di nascita…

…andare o restare ci priva, in entrambi i casi, di qualcosa quindi che si parli di chi ha preso quel fatidico volo o di chi è rimasto a terra ci si riferisce comunque a qualcuno che ha perso in partenza!

Per chi è rimasto non mi sento di dar consigli ma solo una sentita “pacca sulla spalla” perché indubbiamente ha avuto il coraggio di rischiare e di sperare in un cambiamento che, personalmente, vedo lontano anni luce.

Per chi è andato, come me, o per chi sta progettando di farlo allora ho una manciata di parole da spendere…

…ogni giorno nei vari gruppi di Facebook, che radunano noi italiani espatriati (cfr. Vivere a Dublino – Sopravvivendo a Dublino – Carpe Diem True life in Dublin – Italiani (e non) a Dublino…etc), leggo post di giovani e non, che chiedono aiuto per una casa, per un lavoro o per semplici informazioni ed allora mi rendo conto di con quanta leggerezza venga affrontata la partenza per una città che non ha ancora gli odori di casa e che per averli richiederà tempo, denaro, energie e pazienza.

Dublino è un porto di mare ma non una donna di porto che si vende con estrema facilità al primo arrivato.

Al di là della lingua (perché non è la sola difficoltà che uno straniero può trovarsi a dover superare) ci sono altri mille ostacoli da dover affrontare…

In primis c’è la grande questione: CASA. 

Già…proprio quel tetto a cui non abbiamo mai dato importanza perché, in fondo, ce l’abbiamo sempre avuto per diritto.

Il problema delle “case” è davvero complesso e chi si è trovato ad affrontarlo comprenderà perfettamente ciò che intendo dire attribuendogli una difficoltà primaria.

Le problematiche inerenti alle case sono dovute alla richiesta che supera di gran lunga l’offerta ed al fatto che quest’ultima, proprio a causa dell’elevato numero di emigrati, si vende con i ben poco eleganti abiti di appartamenti scadenti, posti letto o angoletti decrepiti per prezzi stratosferici!

Partire dall’Italia affidandosi alla Irish Luck non credo sia la cosa più sensata da fare perché si rischierebbe di dover affrontare mesi di ostello, di un insano dispendio di denaro e di non guardare Dublino per la splendida città che è veramente.

Di siti per cercare casa ce ne sono a iosa e di modalità, per non sprecare la unica e sola chance che molti di noi ha di “ricominciare”, ancora di più. (a tal proposito: www.daft.ie o le pagine di Facebook sopra citate – tra cui includerei “Rent in Dublin” – che, a volte, si rivelano meglio di qualsiasi agenzia immobiliare).

Il secondo problema da affrontare immediatamente, dopo aver risolto il primo, è necessariamente quello lavorativo.

In Italia ci siamo ritrovati ad essere la generazione del “grazie per avermi fatto lavorare oggi”…a Dublino, invece, dopo le prime settimane, impari a dire “prego” quando a fine giornata è il tuo datore di lavoro che ringrazia te…

Ma trovare lavoro non è un “colpo sicuro”, come molti pensano erroneamente.

Degli irlandesi ho capito una cosa fondamentale…loro conferiscono all’impegno lavorativo lo stesso che riversano ogni sera nel bere un boccale di Guinnes: INCOMMENSURABILE!!! 

Indubbiamente noi italiani siamo grandi lavoratori ma a volte dimostriamo di avere un difetto di fabbrica: a quell’italiano che va all’estero masticando un inglese da chiwawa in calore con la pretesa di riuscire a far tutto ciò che vuole (ed esattamemente nelle modalità e nei tempi da lui prefissati) perché, infondo, vive con il motto del “che ci vuole!” credo sia giusto dire che non è così…che sì qui premiano basandosi sulla meritocrazia ma che sanno scegliere e comprendere su chi investire e su chi lasciar stare.

Una volta mi capitò di leggere un post affascinante su un gruppo…veniva offerto un lavoro e nella descrizione veniva applicata anche la retribuzione annua e mensile che si aggirava intorno ai 1700/1800 euro al mese. (Ora per chi vivendo in Italia leggerà questo post uno stipendio del genere farà venire i sudori freddi ma per chi vive già oltre il confine alpino apparirà come uno stipendio medio e discretamente buono).

La cosa affascinante di questo post non era l’offerta in sé ma i commenti che ne seguirono… una manciata di persone che definiva il lavoro squallido (mi pare fosse un’offerta come customers service), lo stipendio da cani e che qualificava l’italiano medio che avesse accettato un lavoro del genere un “poraccio” sempre pronto a farsi sfruttare a discapito, invece, dei stratosferici stipendi irlandesi.

Ecco oggi mi sento di dar voce anche a questo…

1700 euro al mese non saranno lo standard a cui è abituato un irlandese medio con il suo tenore di vita (se consideriamo che investe circa 1000/1200 euro al mese nell’intramontabile mercato della birra) ma per un italiano che si è visto DAVVERO sotto pagato (neanche una laurea o un master degno di nota, purtroppo nel nostro Paese, ci garantiscono più stipendi a tre zeri) una mensilità del genere, soprattutto appena arrivato in una Terra straniera, è oro colato e allora scusate se mi sento in dovere di dire a chiunque abbia accettato un compromesso del genere che ha fatto più che bene perché non si può pretendere di diventare cittadino di una nuova città se ci si trasferisce con la mentalità della vecchia.

Si può restare italiani in tanti modi, seppur all’estero, ma il migliore è quello di dimostrare quanto valiamo attraverso i fatti, spronandoci sempre a dare il massimo ma rispettando i tempi del Paese che ci ospita (perché non dimentichiamo mai che siamo noi ad averlo scelto come nuova “casa”) e mettendo in panchina la polemica, la saccenza e quella superiorità che, troppo spesso, ci rende piccoli piccoli agli occhi di un osservatore più scrupoloso.

Emigrare non è sinonimo di regredire ma di “ricominciare” e per farlo dobbiamo essere davvero preparati perché, di sicuro, non è affatto facile ma neanche impossibile…

…quindi che il biglietto della vostra partenza abbia come destinazione Dublino, Londra, Tokyo o Dubai il mio consiglio è di salire su quel volo, aprire il lunotto e godervi lo spettacolo perché il viaggio è solo all’inizio ma per farlo nel modo migliore non mettete in valigia solo i vestiti più adatti…preoccupatevi di un bagaglio più importante: una testa ben salda al collo.

Buon viaggio…ovunque voi andiate!

By Daniela

Leggi anche:




_____________________________________________________________________________________________________________________________________________

… e non dimenticare di seguirmi su Facebook e Instagram

About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy.
Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.