COME NON IMPARARE UNA LINGUA STRANIERA – Madre in Italy
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COME NON IMPARARE UNA LINGUA STRANIERA




Quando Francesco mi ha invitato a scrivere un primo articolo sul suo blog, aveva proposto come primo titolo “Come si impara una lingua straniera, secondo me”.

Lo ringrazio per la stima che mi ha mostrato con questo invito, ma gli ho subito detto che avrei preferito scrivere un articolo su “come NON si impara una lingua, secondo me”, perché credo sia un tema molto più urgente.

Prima di iniziare permettimi una precisazione: Io non credo che esista un “metodo migliore” per imparare una lingua, esistono bensì metodi più o meno adatti ad una persona specifica.

Esistono comunque molti consigli intelligenti e utili da condividere con chi sta imparando, e sicuramente lo farò in futuri articoli.

Questi consigli generali andranno però comunque sempre adattati, provati e valutati nei casi individuali.

Inoltre non bisogna dimenticare che il metodo deve anche cambiare insieme a noi, man mano che procediamo nell’apprendimento.

Se da una parte non esistono regole e modalità di apprendimento efficaci per tutti, è invece possibile individuare ciò che non bisogna assolutamente fare quando si apprende una lingua straniera.

Sperimentare vari metodi è proficuo anche quando poi li si scarta, mentre compiere questi errori sarebbe un imperdonabile spreco di risorse.

Eccoti quindi i  7 peccati capitali per chi vuole imparare una lingua straniera.

COME NON IMPARARE UNA LINGUA STRANIERA

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1) VOLER SAPERE LA LINGUA

Ok, stai già pensando che sono impazzito. La motivazione è importante, giusto? Voler saper parlare la lingua è una fonte di motivazione, giusto?!?

Sì, la motivazione è importante, ma il pensiero del guadagno non ci fa apprezzare il lavoro.

Al massimo ci aiuta a tollerarlo.

Il pensiero dei futuri risultati dell’allenamento ci può motivare a “fare uno sforzo”, a “tener duro” o al limite a darci un momento di motivazione euforica, che però scomparirà dopo 10 minuti.

Può succedere anche di peggio: il confronto tra un traguardo ideale e la realtà del nostro stato attuale ci può scoraggiare, possiamo convincerci che il cammino sia troppo lungo o che stiamo procedendo troppo lentamente.

Questo rapporto con lo studio somiglia a quello che una persona avrebbe con lo sport, se si allenasse con il solo scopo di dimagrire.

Non proverebbe nessun piacere a fare sport e si sforzerebbe ad allenarsi solo nella speranza di raggiungere una certa forma corporea. Così facendo rischierebbe di sviluppare un rapporto ancora più negativo con l’allenamento, peggiorando così anche le sue chances di dimagrire.

Tradotto: imporci di imparare la lingua può essere controproducente per l’apprendimento!

La motivazione più efficace è invece quella rivolta al allenamento di per sé.

Una persona che ha voglia di allenarsi, di migliorarsi e di mettersi alla prova, si concentrerà al 100% sull’allenamento.

Decidere di imparare una lingua serve a poco, si dovrebbe piuttosto coltivare la voglia di studiarla e allenarla.

Imparare è di per sé un processo in parte faticoso ma sicuramente anche piacevole, stimolante e gratificante. Questo vale per le lingue, ma anche per la musica, la pittura, per il bricolage, per le scienze, il ballo, etc.

Imparare è bello, può essere apprezzato di per sé. Inoltre mentre si impara una lingua si possono fare altre cose altrettanto divertenti e stimolanti.

Capisco che molte persone decidano di studiare una lingua straniera per ragioni di bisogno o perché è una chiave per altri progetti. Questo non toglie però che ci si possa appassionare per l’esperienza.

Pensare agli obiettivi dell’apprendimento  può essere utile solo per due tipi di riflessione:

  • Per decidere quale lingua e quali aspetti allenare di piú:
  • Per decidere la priorità da assegnare all’apprendimento linguistico nel contesto della nostra quotidianità (quanto tempo e quante risorse dedicare).

Queste riflessioni non ci faranno godere dell’allenamento, ma ci serviranno a pianificare lo studio.

Rendere il processo di apprendimento un’attività piacevole ci regalerà invece voglia e motivazione intrinseca.

Di questa differenza tra differenza intrinseca e estrinseca ho scritto più approfonditamente qui.

Ok, prima di continuare ti chiedo un favore. Un click qui sotto significherebbe che stai apprezzando il nostro lavoro e Francesco sarebbe mooooolto felice.

Dai, basta un click:

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2) IMPARARE LA GRAMMATICA

NON DEVO IMPARARE LA GRAMMATICA? Alessio, ma che caaaaaaavolo dici?

Non fraintendermi: io sono dell’idea che conoscere un po’ di grammatica sia utile e importante, ma non bisogna esagerare e soprattutto non la si deve imparare troppo (a meno che non sia proprio una nostra passione!).

L’ossessione con lo studio grammaticale nel contesto dell’apprendimento di una lingua straniera è solo un residuo di approcci antiquati.

Peccato non sia per nulla efficace!

Leggere libri di grammatica è una buona abitudine, e vale la pena scriversi alcune regole ed esercitarle. Ma “imparare” la grammatica è un esercizio pressoché inutile per chi non voglia poi diventare insegnante, e anche in questo caso non andrebbe fatto all’inizio ma piuttosto in un secondo momento.

Pensa alla grammatica come a delle indicazioni su come compiere un movimento.

Se tu stessi imparando a nuotare, l’istruttore ti descriverebbe i movimenti corretti da compiere, perché poi tu possa provarli in acqua e allenarli.

Giusto?

Le parole dell’istruttore sono le regole grammaticali: una descrizione (astratta) del movimento.

Imparare a nuotare consiste nell’interiorizzare i movimenti, e non nell’imparare a memoria le descrizioni dei movimenti stessi. Quindi basta ricordarsi le descrizioni per il tempo necessario ai movimenti per essere interiorizzati, poi meglio concentrarsi sul nuotare!

(Se poi si vorrà diventare allenatori, allora sarà il caso di imparare per bene anche le descrizioni dei movimenti, in modo da poterli spiegare ad altre persone… ma questo vale solo per futuri insegnanti).

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3) COMINCIARE CON UNA FULL-IMMERSION

Continuando a usare la metafora del nuoto: cominciare con una full-immersion è paragonabile a buttare una persona in mezzo a un lago per insegnarle a nuotare.

Oppure è paragonabile a chiudere una persona in palestra per un mese, senza farla uscire, costringendola ad allenarsi tutto il tempo, nella speranza che diventi grosso come Hulk in tempo zero.

Ovviamente non ha senso e non funziona.

Non funziona in primo luogo perché un principiante che fa un soggiorno all’estero comunque non si espone davvero tutto il tempo alla lingua.

Non so quanti di noi riuscirebbero a sopportare psicologicamente l’esperienza di una settimana in un ambiente sociale dove si parla una lingua di cui non capiamo assolutamente nulla.

Normalmente chi va a vivere all’estero senza sapere la lingua, si trova presto tra persone che parlano una lingua conosciuta (e questo fa spesso nascere sensi di colpa per l’occasione sprecata).

Prima di essere diventati capaci di interagire nella lingua straniera in modo abbastanza efficace da avere conversazioni un minimo profonde e variegate, non ha senso cominciare una full-immersion, perché sarà un’esperienza estremamente frustrante e relativamente poco utile all’apprendimento.

Anche qualora un principiante riuscisse a imporsi un allenamento forzato di questo genere, il suo processo di acquisizione  non procederebbe in ogni caso più di un tot e il resto risulterebbe tutto lavoro sprecato.

Con il rischio aggiuntivo di sviluppare un disgusto nei confronti della lingua. 

Se vuoi approfondire l’argomento ho scritto sul mio blog un approfondimento che trovi cliccando qui.

Acquisire una lingua è un processo fisiologico che non può essere accelerato oltre un certo limite. Per questo è esperienza comune tra chi studia, notare una discordanza tra l’intensità dello studio e l’acquisizione delle competenze linguistiche.

Può succedere di sforzarsi per un periodo e non notare alcun miglioramento e viceversa fare dei salti in avanti durante un periodo di poco studio. Sono processi inconsci di apprendimento e digestione, che non si lasciano comandare a bacchetta.

Quindi, riassumendo: niente scorpacciate di grammatica ma neanche scorpacciate di esposizione alla lingua!



4) SAZIARTI O PEGGIO: SFINIRSI

Restando in tema di scorpacciate: un adagio popolare consiglia di alzarsi sempre da tavola con ancora un po’ di appetito. Un simile approccio si dovrebbe applicare all’allenamento linguistico: smettere di studiare quando si ha ancora un po’ di voglia.

Ok, ora starai sicuramente pensando che devo essere impazzito!

Già la voglia è poca, se poi smetto prima, vuol dire che non avrò studiato quasi nulla, giusto?

Sì, il ragionamento è apparentemente corretto, non tiene però conto del lungo periodo.

Sempre seguendo la metafora dell’allenamento sportivo: allenarmi venti minuti oggi renderà più facile allenarmi venti minuti anche domani e magari settimana prossima passare a trenta minuti.

Viceversa allenarmi due ore oggi azzererà le possibilità che io mi alleni di nuovo domani, e quindi causerà un’interruzione pericolosissima a fronte di un misero guadagno (perché in due ore non avrai in realtà acquisito quasi nulla).

Conosco molti studenti che prima di rivolgersi a me hanno provato ad apprendere da autodidatta e hanno fallito soprattutto per via di questo errore.

Studiavano fino a saziarsi o addirittura sfiancarsi, e quindi dopo massimo 3-4 giorni mollavano il colpo. Dopo una pausa troppo lunga (anche più di una settimana) ricominciavano, esagerando di nuovo: comprando troppi libri, scaricando troppe apps e troppi podcasts, facendosi troppi schemi e pianificando tempi esagerati… per poi mollare di nuovo.

Questo procedere a singhiozzi non è per nulla proficuo e ovviamente gli studenti se ne rendono conto. Purtroppo viene istintivo guardare solo a un aspetto della situazione e pensare che il problema stia nel “mollare”.

Quindi invece di imparare a non esagerare, cercano di impedirsi di mollare. Questi sforzi riescono al massimo ad allungare la fase di allenamento di qualche giorno, per poi mollare comunque.

Perché succede questo? Perché il loro ritmo di studio non è adatto a una maratona, e una lingua non si impara a scatti.

Non sfinirti, non saziarti!

Coltiva la tua fame di imparare, perché cresca ogni giorno in modo costante!



5) GUARDARE I VIDEO CON I SOTTOTITOLI

Guardare video in lingua straniera (soprattutto serie televisive) sta diventando un modo sempre più comune per allenare le lingue.

Io personalmente lo trovo molto efficace e consiglio ai miei studenti quantomeno di provarlo (faccio l’esempio delle serie televisive, ma oggi online si trova di tutto: dalle ricette di cucina alle lezioni di biologia molecolare.)

Capita però spesso che i principianti incontrino difficoltà nel capire “a sufficienza” e quindi si trovino “costretti” ad attivare i sottotitoli in italiano.

Ti prego: lasciami essere enfatico a riguardo: attivare i sottotitoli in italiano è una cazzata immane! Bisogna evitarlo nel modo più assoluto!!!

I sottotitoli in una lingua diversa da quella dell’audio non fanno altro che sottrarre attenzione alla lingua straniera e producono un corto circuito tra ascolto e lettura di due lingue diverse.

Assurdo aspettarsi di apprendere qualcosa..

Per ovviare al problema di una comprensione non sufficiente ma senza vanificare l’efficacia dell’esercizio, si possono utilizzare due stratagemmi.

Il primo stratagemma consiste nell’utilizzare i sottotitoli nella stessa lingua dell’audio, ma solo se questi corrispondono parola per parola all’audio (i sottotitoli per non udenti spesso non sono trascrizioni fedeli bensì perifrasi del testo originale).

Il secondo stratagemma consiste invece nel guardare lo stesso video tre volte di fila, prima in italiano e poi due volte nella lingua che si vuole imparare. Vedrete che differenza!

Prova entrambi gli stratagemmi, anche a seconda della disponibilità (non sempre sottotitoli in lingua originale o versioni dell’audio in italiano sono disponibili).

Sebbene i sottotitoli possano tornare utile anche a studenti avanzati, perché permette di individuare anche i termini e le espressioni più difficili, non dovrebbe però mai diventare un’abitudine! Per la semplice ragione che nella vita reale le persone non sono sottotitolate.

6) USARE TROPPO IL DIZIONARIO

Questo consiglio mi varrà lo sdegno di tutte le professoresse di liceo, ma non importa, ve lo dico lo stesso: usate il dizionario con parsimonia!

Come regola generale, sarebbe meglio non dover mai cercare più di venti parole in un’ora. Se fai i conti, già venti parole l’ora vorrebbe dire interrompere l’attività di studio ogni tre minuti. Prendi quindi “20 parole all’ora” come limite massimo, ma cerca di restare al di sotto.

Nei primi tempi è caldamente consigliabile allenarsi con testi di cui si abbia una traduzione, in modo da non dover cercare quasi per nulla sul vocabolario. Si aprirà il vocabolario (possibilmente online, perché più rapido) solo in caso di interesse per una parola specifica. Ad esempio per scoprire il paradigma di un verbo che ci vogliamo segnare.

L’allenamento con un testo dotato di traduzione può procedere in diversi modi, ma all’inizio io consiglio un metodo simile al primo stratagemma di cui abbiamo parlato poc’anzi.

Questo metodo si compone di quattro fasi:

A) Si comincia leggendo una frase o un paragrafo in italiano;

B) Si chiudono gli occhi ci si immagina la scena descritta, per poi

C) leggere la traduzione in tedesco, concentrandosi sulle corrispondenze tra l’immagine e la descrizione in tedesco.

La quarta fase consiste in:

D) ascoltare l’audio del testo che abbiamo letto, qualora questo sia disponibile.

Trovi una descrizione più completa dell’esercizio in questo articolo.

Continua ad allenare la lettura “con testo a fronte” finché il tuo livello di comprensione non sarà sufficiente a leggere testi capendo il 90% dei termini.

Riassumendo: l’uso del dizionario interrompe, appesantisce, stanca, fa perdere piacere all’esercizio di lettura, non abusarne!

Ovviamente però c’è un’eccezione: se sei un feticista del dizionario, dimentica questo punto e goditi la tua passione!

Ecco alcune guide che possono esserti utili:

7) NON ACCETTARE LA FRUSTRAZIONE

Ultimo errore della lista ma non per questo meno dannoso, anzi forse il peggiore: non riconoscere e non prendersi cura della frustrazione.

Parlando di “talento” per l’apprendimento linguistico, dopo aver spiegato che non credo esista un talento specifico per l’apprendimento di una lingua straniera, bensì si tratti di un insieme di fattori, mi è stato spesso chiesto quale io credo sia il talento o il tratto caratteriale più determinante per il successo nell’apprendimento di una lingua straniera.

La mia risposta è sempre e solo una: “la capacità di tollerare la frustrazione”.

Ognuno ha le sue difficoltà, ma io credo che volendo generalizzare si potrebbe dire che per la maggior parte delle persone apprendere una lingua implica un certo grado di frustrazione. Questo aspetto è molto importante e spesso non viene compreso ma anzi tralasciato del tutto.

Diciamocelo, ammettiamolo! Imparare una nuova lingua è faticoso e frustrante, da questo non si scappa. Ci si trova a tornare bambini, incapaci di formulare i concetti più semplici.

Si incontrano punti ostici e ci si sente stupidi.

Durante l’allenamento ci si confronta con situazioni dove si capisce spesso poco e mai tutto. Si riascolta una registrazione e ci si vergogna del proprio accento. In certi momenti è tanto frustrante da diventare demoralizzante. A volte ci si sente come se ci avessero presi a calci.

Non riconoscere e non prendersi cura di questo aspetto comporta un errore madornale, perché rischia inconsciamente di distruggere la tua motivazione..

Vanno quindi applicati tre stratagemmi importanti.

A) Come prima cosa bisogna imparare a riconoscere e accettare la frustrazione. Questo è un processo virtuoso, perché più la si accetta meno ci frustra e più la si impara a riconoscere più la si può evitare e compensare.

B) Il secondo passo consiste poi nell’imparare a evitarla, per quanto possibile. Se un esercizio provoca più frustrazione che apprendimento, allora bisognerebbe riflettere se non sia il caso di  modificarlo o sostituirlo.

C) Il terzo passo invece sta nel compensare la frustrazione, ovvero nel prendere provvedimenti emotivi durante o dopo la pratica.

Soprattutto ai principianti che vivono all’estero, io consiglio una chiacchierata nella lingua madre dopo la fine di un allenamento intensivo.

Anche durante la pratica può essere utile fare una pausa e usare la lingua madre per qualche minuto. Questo ci fa sentire di nuovo adulti competenti linguisticamente e ci fa apprezzare il contatto con un altro essere umano.

Entrambi sentimenti di cui soffriamo la mancanza durante l’allenamento. (La paura di rovinare l’immersione nella lingua straniera se si passa all’italiano, è a mio parere infondata. Sentiti libero di correggermi.)

Riassumendo quest’ultimo consiglio: non perdere mai d’occhio e non trascurara la frustrazione!

Un consiglio extra: attenti ai consigli!

Se stai imparando in modo autonomo, che si tratti di una lingua o di qualsiasi altra cosa, i consigli sono preziosi ma la pratica e l’esperienza sono l’unica cosa che conti davvero, e quella ce la potrai mettere sempre e solo tu.

I consigli degli altri vanno sempre vagliati secondo il nostro giudizio e valutati in base ai risultati che otteniamo.

Devi quindi diventare un po’ “esperto” di te stesso. Impara a conoscerti e a prenderti cura del tuo allenamento.

D’altra parte però ci vuole anche un po’ fiducia e di umiltà, in modo da accettare l’aiuto degli esperti e dei compagni, sperimentando magari anche i consigli di cui all’inizio non capiamo del tutto la logica.

Imparare a bilanciare fiducia e autonomia permette di attingere al meglio dalle risorse a disposizione intorno a noi.

Grazie Francesco per l’ospitalità, buon lavoro a tutta la community!

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About the Author

Alessio F. Bona nasce a Monza, si laurea in Mediazione linguistica e Culturale alla Statale di Milano. Si trasferisce a Berlino nel 2009. Studia tedesco per poi iscriversi alla facoltà di Sociologia presso Humboldt Universität. Per tre anni collabora all’organizzazione di un programma di tutors per studenti stranieri presso la stessa università.

2 Comments

  1. cristina
    Posted on aprile 16, 2017 at 4:26 pm

    Consigli che fanno riflettere e si possono estendere allo studio in generale. La frustrazione si prova anche quando non si impara abbastanza in fretta secondo le proprie aspettative e si cerca di compensare studiando di più, il che porta all’errore 3 e 4 in un circolo vizioso che ci fà mollare temporaneamente o per lunghi periodi diminuendo la fiducia in se stessi…
    Insomma bisogna essere molto pazienti, non pensare che per gli altri sia più facile e se si riconosce di perpetrarre con questi errori iniziare ad evitarli cambiando strategia!!
    GRAZIE!!

  2. Amilcare
    Posted on ottobre 18, 2017 at 2:58 pm

    Le lingue “vive”, se ci si dà lo scopo di attuarle in fatto di prospettiva lavorativa, fondamentalmente vanno PRATICATE. Ma finché rimarremo una nazione con le sue clientòpoli, coi suoi campanili di marmo e mentalità ristretta di provincia, gran parte de “i nuovi iniziati alla materia” con una Maturità di 70-80-90|100 si vedranno togliere per un Nulla opportunità e oppurtunità d’impiego (date a “belle presenze” o in genere a individui “di consorzio” men che meno competenti) di caratura media e minore. Questo purtroppo accadrà (salvo eccezione o botta di fortuna) anche dopo aver ricevuto la triennale in Lingue, e, ben presto, qui in Italia il numero di “linguisti e|o glottologi” diminuirà, e in assoluto diminuiranno gli immatricolati alle facoltà Umanistiche non valorizzate e ricoperte di stereotipi, quali Storia, Letteratura, Religione e Filosofia. Dunque la morale è : in condizioni “non privilegiate”, coltivare quel tipo di conoscenza al limite serve se si…vanta un’anima gemella socialmente integrata di madrelingua non italiana (ma indoeuropea), che non rientri nelle badanti\colf, che al contrario assimilano in pochi anni dialetto, cultura, usi e costumi della zona d’Italia in cui ci troviamo.

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