COLLOQUIO DI LAVORO IN GERMANIA? CON IL COACH E’ PERFETTO – Madre in Italy
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COLLOQUIO DI LAVORO IN GERMANIA? CON IL COACH E’ PERFETTO




Devi presentarti ad un colloquio di lavoro in Germania?

Vuoi sfruttare al meglio questa occasione?

Oppure vuoi prepararti a sostenere un colloquio di lavoro in lingua tedesca?

Se se tue risposte sono affermative, in questo post troverai le informazioni più adatte a te. Questo post infatti è stato scritto da una professionista d’eccezione.

Si chiama Chiara Alzati, è una Coach e una Trainer, aiuta professionisti e imprenditori a presentare meglio se stessi e i loro prodotti in pubblico, sia davanti a clienti sia davanti a datori di lavoro.

Chiara ha molta esperienza nella ricerca e selezione del personale, e ha condotto lei stessa innumerevoli colloqui di selezione, sia in azienda, sia come Recruiter per una multinazionale tedesca.

Di cosa si occupa Chiara? Di Public Speaking, Coaching e lingua tedesca.

Attività che svolge in italiano, inglese e tedesco ovviamente 😉

Ed ora, sai quale credo sia la cosa migliore da fare?

Credo che sia proprio Chiara a doverti spiegare quali sono i segreti per sostenere al meglio un colloquio di lavoro in tedesco!

Ecco cosa ci racconta Chiara:

Aiuto CEO, manager, professionisti e startupper a presentare se stessi, le loro aziende, i loro prodotti/servizi e le loro idee in pubblico in modo efficace. E non è tutto, data la mia esperienza come recruiter, aiuto anche chi cerca un nuovo lavoro ad affrontare il fatidico, spesso tanto temuto, colloquio di lavoro, anche in Germania, Austria o Svizzera tedesca.

Le obiezioni che riscontro più spesso?

1. “Un coach? Ah non mi serve, so presentarmi al colloquio”

2. “So benissimo il tedesco, non mi serve esercitarmi con un coach”

3. “Chi si sa vendere bene spesso poi si rivela un incapace nel fare il suo lavoro”

È bene che ti spieghi come e perché queste convinzioni possono essere causa di tuoi ulteriori fallimenti nei colloqui di lavoro.

Ma andiamo per ordine e partiamo dall’inizio.

COLLOQUIO DI LAVORO? CON IL COACH È PERFETTO

 

presentazione-in-tedesco 1. Perché rivolgersi ad un coach per il Public Speaking

Partendo dal presupposto che in te ci sono già tutte le risorse di cui hai bisogno, un coach attraverso domande aperte ti aiuta a riconoscerle, facendoti vedere le cose da nuove e diverse angolazioni, per poi guidarti dalla modalità auto-referenziale alla modalità audience-referenziale.

Nel caso del colloquio di lavoro, senza il supporto di un coach, rischi di non comunicare al recruiter quello che lui veramente vuole sapere da te.

Un coach, ad esempio, può aiutarti a costruire il tuo “elevator pitch”, il breve discorso di presentazione che i recruiter richiedono nel momento in cui ti dicono “Parlami di te”.

Forse non ci hai mai pensato, ma l’elevator pitch è di fondamentale importanza.

In pochi minuti (io ai miei candidati ne concedevo al massimo tre), devi essere in grado di risvegliare la curiosità del recruiter e già mettergli il tarlo nell’orecchio che sei proprio quello giusto per quel posto vacante, parlandogli con la massima concretezza e anticipando le sue obiezioni.

Fare questo senza conoscere le tecniche di Public Speaking è come mettersi a suonare il piano sperando di riuscire casualmente a suonare una melodia di Chopin.

Ora però, facciamo un break!

Vuoi conoscere tutti i segreti per fare un’ottima impressione al tuo prossimo colloquio di lavoro?

Chiara Alzati, la nostra esperta in comunicazione ha pensato a te! È infatti on-line la guida che ti svelerà tutti i segreti utili per ipnotizzare il tuo recruiter.

La guida è divisa in tre lunghi capitoli:

  • L’elevator pitch nel colloquio di lavoro
  • L’elevator pitch per eventi di networking
  • L’Investor pitch per le start up

Vuoi sapere come averla? Clicca sul pulsante qui sotto e segui le istruzioni:

Strategie di comunicazione di successo

2. Non si tratta di sapere bene il tedesco, si tratta di sapere cosa dire, quando dirlo e come dirlo.

Un coach per il Public Speaking, come ti ho spiegato al punto 1, non testa il tuo livello di conoscenza del tedesco, ma ti aiuta a vederti con gli occhi e con la mente dei recruiter.

Rifletti un attimo: un tuo amico ti potrebbe dire “Ti voglio bene ma sei troppo sbadato” oppure “Sei troppo sbadato ma ti voglio bene”. Quale delle tue frasi preferiresti? La seconda giusto?

Eppure, anche in un tedesco perfetto, senza la consapevolezza che deriva dal coaching, rischi di comunicare al recruiter cose giuste, ma nell’ordine sbagliato.

E poi conoscere il tedesco non significa conoscere la modalità di comunicazione preferita dai recruiter tedeschi. La maggior parte di loro non ama particolarmente lo stile comunicativo estroverso degli italiani. Ecco perché con i recruiter tedeschi, in genere, bisogna smorzare un po’ il proprio entusiasmo a favore di una maggiore concretezza e analiticità.



3. Puoi essere anche l’Einstein del tuo settore, ma se non sei in grado di comunicare il tuo valore ti precludi delle opportunità.

Personalmente ho sempre diffidato dalle aziende in cui in fase di colloquio non è prevista alcuna prova pratica, proprio perché concordo con te: un candidato si può vendere bene e in realtà rivelarsi poi un incompetente nel suo lavoro.

Ma una cosa è di fondamentale importanza: la distinzione tra ciò che compete al candidato e ciò che compete al recruiter.

Il candidato, se davvero vuole aumentare il proprio vantaggio competitivo rispetto agli altri che concorrono per la stessa posizione, deve investire anche sulla sua abilità di presentarsi al meglio.

Il recruiter, se vuole ridurre il margine di rischio legato ad un’assunzione sbagliata, deve prevedere anche delle prove pratiche nei colloqui. Ma noi qui stiamo parlando di come diventare dei candidati più interessanti, non dei recruiter più abili, giusto?

Un coach per il Public Speaking, come abbiamo detto, ti allena a pensare con la testa dei recruiter, a parlare nella loro lingua, a soddisfare i loro bisogni, ad anticipare le loro obiezioni, a rispondere alle loro domande più e meno comuni… ma non è tutto qui.

In questo post voglio svelarti alcune tecniche che possono salvarti nelle situazioni più strane dei colloqui di lavoro: quelle in cui i recruiter vogliono testare quanto sei capace di gestire lo stress.

Se un recruiter sa fare bene il suo lavoro, oltre a farti fare una prova pratica, ti farà anche delle domande per capire come reagisci all’inaspettato.

Ecco perché conoscere le tecniche del cosiddetto impromptu speaking ti darà un notevole vantaggio competitivo sugli altri candidati.

Ma andiamo per gradi…

Prima di continuare però, ti chiedo un favore. Un click qui sotto significa che apprezzi il mio blog e i temi da me trattati…

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Inoltre, non perderti la grande guida su come trasferirsi in Germania in 5 mosse.



“IMPROMPTU SPEAKING” OSSIA L’ARTE DI IMPROVVISARE CON I RECRUITER

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Ammettiamo che un recruiter ti chieda: “Sai dirmi quanti fili d’erba ci sono nel Central Park di New York?”.

Se non sei preparato, il rischio di rimanere impacciato, senza nulla da dire è altissimo.

Per le risposte alle domande di improvvisazione, ti suggerisco di partire dal presupposto che ogni discorso di improvvisazione deve essere composto da tre parti:

  • Apertura
  • Corpo
  • Conclusione

L’apertura e la conclusione devono essere sempre in un certo modo correlate, conferendo così al tuo mini-discorso una struttura circolare.

Uno dei metodi più semplici ed immediati per non rimanere muti come pesci e rossi come pomodori davanti ai recruiter è il PREP, acronimo che sta per Point Reason – Example – Point.

Inizia spiegando il tuo punto di vista creando una bella frase di apertura (evitando come la peste intercalari come ehm, uhm, allora, dunque, non so, …). Nel caso specifico potresti dire “E io che pensavo che la cosa più divertente di New York sarebbe stato il museo delle cere o la movida del Greenwich Village! Mi sbagliavo! La cosa più divertente è stata contare i fili d’erba presenti nel Central Park!

Prosegui spiegando il perché della tua opinione. Ad esempio, potresti dire “E lo sa il perché? Perché è rilassante. Finalmente intorno a me non vedevo più automobili, taxi e motorini, ma soltanto … tante belle gambe di fanciulle che correvano coi i loro codini biondi ciondolanti al vento. Era sempre una sfida non perdere il conto…”.

Continua poi con un esempio.

Qui hai un’altra bella occasione per usare un po’ di sano umorismo “Un giorno un signore si è avvicinato per chiedermi l’ora. Io mi sono spaventato e, considerando che era un uomo e non una di quelle belle fanciulle, non gli ho neppure risposto. Ho finto di essere muto. Avevo troppa paura di perdere il conto dei fili d’erba e doverlo ricominciare daccapo…”.

Concludi con un punto che si colleghi all’inizio. Ad esempio, “Effettivamente la cosa più bella di New York è stata contare i fili d’erba nel Central Park. In sette giorni ne ho contati 177.589.550.005 milioni e non ho finito ovviamente. Ho comunque già prenotato la mia prossima vacanza a New York per il prossimo anno. Rinuncerò volentieri al museo delle cere e alle serate nel Greenwich Village, sarò ben felice di dedicare tutte le mie giornate a contare le foglie del Central Park … e ammirare le gambe di quelle fanciulle. Così se poi sarò assunto qui, tornerò da Lei e Le comunicherò il numero esatto dei fili d’erba nel Central Park!”.

Nell’improvvisazione non devi avere paura di esagerare o sembrare ridicolo. Sono i recruiter stessi che sanno di averti posto una domanda ridicola! Dai libero sfogo alla tua fantasia senza giudicarti.

Altri modi per rispondere alle domande di improvvisazione sono:

  • Comparare passato e presente
  • Parlare dei pro e dei contro
  • Comparare il tuo punto di vista con quello di un’altra persona
  • Raccontare una storia personale
  • Contestualizzare spiegando chi, cosa, quando, dove e perché

Scopri in questo video, in inglese, la mappa e la bussola che Sean K. Michael suggerisce di utilizzare quando siamo chiamati ad improvvisare!

Segui una o più di queste tecniche, tienile sempre nel cassetto della memoria e tirale fuori all’occorrenza. Non in ogni colloquio ti capiterà di usarle, ma di sicuro sono un’ottima strategia per potersela cavare all’occorrenza.

Sempre più aziende nel mondo, Germania inclusa, i recruiter testano le capacità di improvvisazione dei loro candidati.

Prova ad immaginare: hanno davanti a loro un candidato che si è dimostrato capace di presentarsi bene, che ha magari anche già superato la prova pratica. Poi lo assumono e scoprono che ha i nervi saldi come una piramide di carte al vento.

Il candidato ideale, invece, è quello che sa dimostrarsi stabile e sicuro di sé anche davanti a situazioni alle quali non è preparato, che le affronta con serenità, positività e il giusto livello di adrenalina.

Ti potranno chiedere quanti fili d’erba ci sono nel Central Park oppure come sarebbe la tua vita se fossi un astronauta oppure ancora perché “se rosso di sera bel tempo si spera”, l’importante è che tu non cada dalle nuvole.

Immagina la soddisfazione di far vedere al recruiter che tu … sei pronto a tutto e preparato per tutto!

E mi raccomando, controlla il tempo, nessun recruiter al mondo ti fa una domanda d’improvvisazione ed è disposto ad ascoltarti per minuti e minuti. Tieni conto che parlare per un massimo di due minuti e mezzo, in modo spontaneo e confidente, sarà considerato il top!

In questo modo dimostrerai non solo che non vai in panico e che sei creativo, ma anche che sai gestire bene il tempo e hai ottime capacità di sintesi.

Il mio suggerimento è sempre quello di non improvvisare mai un colloquio di lavoro. Ma di prepararsi a tutto, meglio se con l’aiuto di un coach per il Public Speaking, così da avere anche il lusso di non accettare per forza un contratto di lavoro dalla prima azienda che ci capita, ma di essere conteso tra più aziende!

Come sostiene lo speaker e autore americano Miles Anthony Smith, “Il mantra della nostra carriera dovrebbe essere imparare, imparare di nuovo e ripetere”.

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About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

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