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Madre in Italy è la tua casa lontano da casa

7 MOTIVI PER CUI DOVRESTI TRASFERIRTI ALL’ESTERO




Appena arrivai a Londra, mi dovetti cercare un lavoro…

Giunsi nella capitale che non parlavo una parola d’Inglese, i miei risparmi stavano finendo velocemente, e in più, mi mancavano i miei tantissimi amici.

Ricordo ancora che ero in piedi alla stazione della metropolitana di King’s Cross, a guardare disperatamente la mappa e cercando di capire come diavolo funzionasse il sistema dei trasporti.

Era il 4 ottobre del 1997.

E a Londra faceva molto freddo… 

In quel periodo nella capitale Inglese si respirava un’aria nuova. Erano i tempi di Blair e della sua politica conservatrice. In giro vedevi passeggiare ragazzi di ogni nazionalità. Erano gli anni della controcultura, degli squat, dei rave.

In Italia non si conosceva ancora il multiculturalismo.

Nel Regno Unito c’era già da 10 anni.

Abitavo ad Angel, in un piccolo appartamento condiviso con altri italiani. La maggior parte di noi lavorava nei ristoranti, ma c’erano anche ragazzi che avevano occupazioni più “importanti”.

C’era Samuela, che faceva la segretaria in un famoso studio di avvocati. O Raffaele, che invece si era messo in proprio ed era riuscito ad aprire un piccolo negozio di idraulica, e poi c’ero io, il ragazzo più felice della capitale. 

Venivo da un ambiente borghese, da una parte di Roma che se non avevi i soldi non eri nessuno.

A me non piaceva.

E sono partito.

Londra per me è stata la rinascita, la città dove ho cambiato modo di vivere, dove ho scoperto cose di cui non conoscevo l’esistenza. Ne sono successe di cose in quei due anni. Cose belle, come l’inizio della mia carriera nei mass media, e cose brutte….

Sono passati 23 anni da quei giorni. Oggi vivo a Roma, sono un professionista affermato e founder di due siti web: Madre in Italy, che stai leggendo, e francescomenghini.net, un portale dedicato a chi ama fotografare e girare video.

Negli ultimi 20 ho vissuto in più di 30 Paesi. In alcuni è stato molto divertente. In altri, invece, è stata dura.

Non so se vivere all’estero sia per tutti, ma so che ognuno di noi, almeno una volta nella propria vita, dovrebbe provarci. E questi sono i motivi per cui tentare…

Enjoy°


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7 MOTIVI PER CUI DOVRESTI
TRASFERIRTI ALL’ESTERO

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1) SPERIMENTI LA VITA FUORI DAL TUO PAESE D’ORIGINE

Alcune persone non lasciano mai il proprio Paese d’origine.

Nel proprio Paese però, esiste una cultura e un modo di fare, del tutto personale. Potresti ancora non saperlo, ma ci sono delle regole sociali che segui ogni giorno che ti aiutano a vivere in armonia con le altre persone che vivono nella tua stessa area.

E se non te ne vai mai?

Potresti iniziare a credere che il tuo modo di vivere sia l’unico possibile. In realtà, c’è un intero mondo di modi di vivere. Ogni Paese fa le cose in modo leggermente diverso da come fanno gli altri Paesi e c’è tantissimo da imparare da ognuno di essi.

Ad esempio, in America è molto raro trovare un locale che non apra la Domenica. Le cose, negli Stati Uniti, sono comode e facili, anche se compromettono la vita dei dipendenti e degli imprenditori.

In Francia, invece, è molto difficile trovare un posto aperto di Domenica. Sebbene possa essere scomodo, i dipendenti e gli imprenditori si prendono tutto il tempo necessario per godersi la vita invece di preoccuparsi sempre di business e soldi.

Ovviamente troverai sempre il buono e il cattivo in entrambi i modi di vivere, ma se non lasci mai il tuo Paese d’origine, potresti non scoprire mai uno stile di vita che potrebbe essere migliore del tuo.

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2) IMPARI UNA NUOVA LINGUA STRANIERA

Una delle cose più gratificanti della mia vita è quella di essere in grado di comunicare con qualcuno di un altro Paese straniero. Anche se non ho imparato la lingua di ciascun Paese che ho visitato, io e la mia compagna abbiamo sempre cercato di conoscerne almeno le basi.

Del resto, una delle cose più importanti da capire mentre si viaggia, è che non si è sempre al centro dell’attenzione. A casa tua parli Italiano, ma fuori di essa non puoi pretendere che gli altri parlino la tua stessa lingua.

Dico questo perché devi capire che non puoi permetterti di fare l’egocentrico. Viaggiare e vivere all’estero può renderti una persona migliore ma soltanto se tu glielo permetti!

C’è una vecchia citazione di Goethe che trovo estremamente vera: “Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria”. Infatti, è solo dopo aver imparato un’altra lingua che inizi davvero a pensare alla tua.

La lingua è qualcosa che usiamo ogni giorno senza pensarci molto. Tuttavia, mentre ne impari un’altra, non hai altra scelta che decostruire la tua per imparare a costruirne un’altra.

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3) NE GIOVERÀ ANCHE LA TUA CARRIERA

Se il tuo obiettivo è quello di migliorare le tue prospettive di lavoro, andare a vivere all’estero potrà rivoluzionare la tua carriera. Potresti, ad esempio, reinventarti con un lavoro completamente diverso dal tuo o potresti anche progredire su una scala che non avevi disponibile prima di partire.

Inoltre, trasferendoti in un altro Paese, potresti essere più apprezzato di quanto lo sia a casa tua. Molte nazioni chiedono espressamente migranti qualificati per migliorare il proprio status quo e per internazionalizzarsi.

Non importa se deciderai di lavorare all’estero solo per alcuni anni, questa decisione darà alle tue prospettive di carriera un spinta positiva. Inoltre, ne gioverà il tuo Curriculum Vitae.

4) TROVERAI FACILMENTE LA FELICITÀ

La stragrande maggioranza degli espatriati (quasi l’80%) afferma di essere una persona felice.

Uno su cinque è addirittura totalmente felice mentre solo uno su dieci è insoddisfatto della propria vita. Inoltre, quando gli viene chiesto di valutare la felicità personale su una scala da uno (molto basso) a sette (molto alto), gli Expat danno una media di 5.3, un risultato descritto come “abbastanza felice”.

Questi studi producono un risultato sbalorditivo: chi vive all’estero, in media, è un po’ più felice della popolazione in generale.

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5) VIVERE ALL’ESTERO AUMENTA LA CREATIVITÀ

Uno studio recente pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology afferma che, chi ha vissuto in un Paese straniero per un determinato periodo della propria vita, risulta più creativo quando si tratta di risolvere dei problemi.

I ricercatori hanno testato la creatività di un gruppo di studenti di Economia Aziendale. Per farlo, ai ragazzi è stata data una candela, una scatola di chiodini e dei fiammiferi e sono stati invitati a progettare un modo per attaccare la candela al muro, in modo che la cera non gocciolasse sul pavimento.

Dopo molteplici test si è scoperto che il periodo di tempo trascorso all’estero è un fattore determinante per trovare la soluzione più creativa. Questo perché l’accesso ad altre culture e a nuove idee aumenta sia i modi di risolvere i problemi, sia la diponibilità ad applicare effettivamente nuove soluzioni…

…come svuotare la scatola di chiodini, far calare la cera sulla scatola e poi attaccarla al muro! 😉

Se hai bisogno di far aumentare la tua creatività, ti suggerisco di leggere questo articolo pubblicato sul mio blog.

Se vuoi approfondire l’argomento e vuoi conoscere tutti i passi per trasferirti in un nuovo Paese, ti suggerisco di acquistare la mia guida intitolata “Biglietto di sola andata”.

Questa guida si prefigge di fornire tutte le informazioni necessarie per garantire una transizione più agevole ed intelligente.

Ecco cosa troverai su Biglietto di sola andata:

  • Come cercare informazioni sul Paese di destinazione
  • Perché ci si trasferisce
  • Visti e permessi di lavoro
  • Il Passaporto
  • La Carta d’identità valida per l’espatrio
  • La Patente di guida
  • Come cercare lavoro in un Paese straniero
  • I migliori siti web dove poter cercare lavoro
  • 60 suggerimenti per avere successo nella “Job Interview”
  • Come affittare una casa all’estero
  • I 5 passi per acquistare una casa all’estero
  • Come accedere ai propri risparmi nel Paese di destinazione
  • Come portare gli animali domestici nei Paesi della UE e nel resto del mondo
  • Come scegliere la ditta di traslochi
  • Le dogane
  • Come affrontare lo “shock culturale”

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6) EDUCHI TE STESSO ALLA TOLLERANZA

Appena arrivi in un nuovo Paese, devi adattarti a nuove usanze che non sempre vanno d’accordo con il tuo stile di vita. E molto facilmente puoi andare incontro a quello che viene chiamato shock culturale.

Lo shock culturale è un termine utilizzato per descrivere i sentimenti di ansia, smarrimento, disorientamento e confusione che una persona prova a causa di un improvviso cambiamento dello stile di vita dovuto al trasferimento in un ambiente sociale e culturale differente, ad esempio un Paese straniero.

Lo shock culturale si divide in quattro fasi (FONTE: wikipedia):

1a FASE: LA LUNA DI MIELE

La prima fase è comunemente chiamata Luna di miele.

L’individuo si sente affascinato da tutto ciò che è nuovo e le differenze tra la nuova e la vecchia cultura vengono viste sotto una luce romantica. La persona comincia a provare un senso di fascinazione verso la nuova cultura, che può eventualmente evolversi in un’idealizzazione della stessa.

Questa fase può durare da un minimo di due settimane fino ad un massimo di 6 mesi.

2a FASE: PERIODO DI CRISI

La seconda fase è il cosiddetto Periodo di crisi.

La situazione cambia radicalmente, sparisce l’eccitamento e diminuisce il senso di novità. Questi sentimenti vengono sostituiti da sensazioni spiacevoli di delusione, frustrazione e rabbia man mano che si va incontro a situazioni sfavorevoli che possono essere percepite come strane e offensive per il proprio atteggiamento culturale.

A questi vanno aggiunti eventi stressanti dovuti al trasloco nella nuova casa, al trasferimento nella nuova scuola o alle difficoltà con la lingua straniera. La persona, in alcuni casi, reagisce aggressivamente assumendo atteggiamenti maleducati e arroganti in segno di autodifesa in modo da alleviare il senso di disagio.




3a FASE: PERIODO DI AGGIUSTAMENTO

La terza fase è la cosiddetta Fase di aggiustamento.

L’individuo diviene consapevole della sua nuova situazione e inizia ad accettare gli usi e costumi della nuova cultura approcciandovisi con un’attitudine positiva. Gli atteggiamenti di insofferenza vengono sostituiti da un senso di superiorità nei confronti delle persone del Paese ospitante e, nonostante alcune difficoltà ancora persistano, la persona riesce a fare autoironia su se stessa e sulla propria condizione.

4a FASE: PERIODO DI ADATTAMENTO

La quarta fase è infine quella di accettazione e adattamento: in questa fase la persona si sente a proprio agio all’interno della nuova cultura, della quale accetta serenamente gli usi e costumi, iniziando inoltre a godere di alcuni aspetti di essa, come per esempio il cibo.

Le rare situazioni spiacevoli vengono affrontate senza ansia e, una volta lasciato il Paese, la persona proverà generalmente un sentimento di nostalgia verso esso.

Quello che notiamo da questo specchietto è che appena gli Expat si abituano al nuovo Paese, diventano più aperti e abili nel gestire le differenze culturali. Vivere all’estero ti insegnerà infatti a tollerare opinioni e azioni che magari prima di partire ignoravi.

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7) OTTIENI L’INDIPENDENZA

L’indipendenza è una risorsa inestimabile.

Essere in grado di dipendere solo da sé stessi e garantire che la tua vita funzioni, è davvero meraviglioso. Trasferendoti all’estero, sarai incoraggiato a dipendere esclusivamente da te stesso.

Inoltre, se ti trasferisci all’estero da solo, non avrai nessuna persona fidata a cui appoggiarti. Questo significa che inizierai a fidarti di te stesso e ben presto svilupperai l’indipendenza.

L’indipendenza è un’abilità che porterai con te per il resto della vita.

[…]

Ehi, aspetta un attimo prima di cambiare pagina.

Se sogni di trasferirti ma non sai da dove cominciare, ecco un test che ti aiuterà a capire qual è la strada da percorrere.

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Bene, ora siamo davvero pronti.

Clicca qui e scarica gratuitamente la guida che ti svelerà quali sono le 11 cose da sapere prima di trasferirsi all’estero…

In bocca al lupo!

Francesco

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About the Author

Mi chiamo Francesco Menghini... Quand'ero piccolo, camminavo per casa sempre con un atlante in mano. Le mie domeniche piovose le passavo a memorizzare le mappe e le capitali. A 16 anni ho fatto il mio primo viaggio da solo e da allora viaggio ogni volta che posso.

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