VIVERE ALL’ESTERO: I SEGRETI DELLA PSICOLOGIA – Madre in Italy
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VIVERE ALL’ESTERO: I SEGRETI DELLA PSICOLOGIA

Quello che stai per leggere è un post molto particolare. Vuoi sapere di cosa parliamo? Parliamo di quanto vivere all’estero comprenda mille sfumature emotive e di quanto la psicologia possa rivelarsi uno strumento efficace. In poche parole, parliamo di psicologia dell’emigrazione. Ti stai chiedendo cosa vuol dire? A cosa serve? A chi serve?

Lo scoprirai nelle prossime righe!

Non tutti conoscono questa materia, e invece la conoscono molto bene i due professionisti autori del post.

Te li presento:

Viviana Fini e Marco Guidi sono due psicologi, psicoterapeuti ed entrambi dottori di ricerca e consulenti per lo sviluppo e la realizzazione di progetti riguardanti i contesti di convivenza e il rapporto fra le persone e i loro ambienti di vita e lavoro. Hanno esperienza nell’ambito della formazione, dell’orientamento, del bilancio di competenze e dello sviluppo professionale e di carriera.

Abbiamo deciso di collaborare con loro perché ci ha affascinato il fatto che si occupano anche di psicologia dell’emigrazione.

Viviana e Marco hanno molta esperienza a riguardo, conoscono i disagi, le sfide e le infinite sfumature che il trasferimento in un nuovo paese può comportare, ed è per questa ragione che si sono messi a disposizione dei nostri utenti.

Hanno preparato per noi una serie di post dedicati alla psicologia dell’emigrazione ed una serie di video che per molti aspetti saranno una scoperta.

Prima di continuare ti suggerisco, una volta finito il post, di leggere gli altri articoli di Marco e Vivana:

Prima di inziare, fermiamoci un attimo. Se la lettura di questo post ti soddisfa, un click qui sotto mi darebbe una soddisfazione incredibile!

Clicca qui sotto invece, se vuoi seguire gli articoli del blog personale di Francesco:

Ok, partiamo a bomba, allora! E iniziamo con il primo video dei nostri psicologi.

Ora però è arrivato il momento di capirne di più, e forse ti riconoscerai in quanto stai per leggere…

Iniziamo da zero, annulla ogni pensiero, e prova ad abbandonarti con curiosità.

Pronto? Via!

Francesco: Sai, ti volevo dire che ho pensato di partire…

Grazia: Come dici?

Francesco: Ho detto che vorrei partire.

Grazia: Cioè?

Francesco: Voglio partire, partire, partireee!!! Me ne voglio andare dall’Italia, voglio andare via… Non ce la faccio più a stare qui. Sono stanco. Qui non ci sono opportunità, non ci sono sbocchi, non riesco a trovare un lavoro come si deve. I miei studi non contano nulla! Non contano niente neanche le mie forze, le mie braccia, la mia voglia. Sono esaurito… Basta, vado via! Me ne voglio andare via. Voglio partire!

Grazia: Eh, si fa presto a dire PARTIRE! E come vuoi fare?

Partire…

Si fa presto a dire partire!, dice il nostro amico Francesco, proprio come il titolo di un noto testo comico di qualche anno fa!

Ma quando si tratta di mollare tutto davvero, le cose cambiano…

Perché una cosa è “voglio partire!”, altro è capire che cosa significhi quel partire.

Quali sono le ragioni per cui hai deciso di partire? Quale il perché in un certo momento della vita? E quali sono le implicazioni che questo comporta per te e per chi ti vive vicino? Quali sono le emozioni connesse a questa scelta?

Te lo sei mai chiesto? e se si, hai trovato risposte soddisfacenti, convincenti e sincere?

Ok, Proviamo ad approfondire…

psicologi-dell'emigrazione

VIVERE ALL’ESTERO: I SEGRETI DELLA PSICOLOGIA

Emigrazione-italiana-oggi

Ogni azione, ogni atto, e anche ogni nostro gesto o movimento, può essere visto come la perturbazione di uno stato precedente…

Immagina un lago fermo all’interno del quale, ad un tratto, viene gettato un sasso!

Ecco, questo è quello che accade nella tua vita quando qualcosa arriva a perturbarla…

È come se la quotidianità venisse interrotta per un istante, e in quel momento prende vita e forma una nuova azione.

Ti faccio un altro esempio…

Pensa all’azione del camminare. Muovi un passo dopo l’altro in modo automatico.

Ora però riflettici: è un movimento che inizia grazie alla momentanea perdita dell’equilibrio. Anzi, è proprio la costante perdita dell’equilibrio che ci permette di dare vita al movimento del camminare.

E pensando ai passi di una camminata, ci troviamo inevitabilmente a differenziare un prima (quando ancora non si camminava), un durante (quando si sta camminando) e un dopo (quando si è arrivati a destinazione).

Te ne accorgi facilmente se invece di camminare in modo veloce provi a farlo in moviola, rallentando ogni gesto…

La stessa cosa accade per chi ha deciso di partire per l’estero e lasciare l’Italia.

È una scelta che matura compiendo vari passi, ed è una scelta che comporta anche la momentanea perdita di un abituale equilibrio.

E poi?

E poi diventerà tutto diverso. Non diverso perché peggio o meglio. Semplicemente diverso da prima!

Magari diverso da quanto avevi immaginato. Ed è così che ogni storia, da quel momento, ha sempre un prima e un dopo rispetto a quella partenza.

Già, e ce lo dice anche la parola “partire”!

“Partire” infatti deriva dal latino partire o partiri. Sai cosa vuol dire? Vuol dire dividere.

Ma allora “partire” è un “farsi in parti”, è un “dividersi”?

Non esattamente e non sempre! O almeno non è così se chi intende partire si dà la possibilità di dare un senso profondo alla scelta che sta per compiere!

Solo così potrà tenere unita l’idea e il sentimento di sé prima della partenza e le scoperte che farà dopo di quella.

Psicologi-per-Madre-in-Italy

Pensare su la scelta che si sta per compiere aiuta ad immaginare cosa si sta mettendo in atto, divenendo consapevoli delle proprie aspettative.

Capiamoci…

È ovvio che chi si trova a progettare un cambiamento di vita non possa che mettersi a pensare come farlo, come compiere la sua scelta. Come e cosa vorrà andare a fare. Come fare.

Ma il pensare su è una cosa diversa. È un pensare alle implicazioni della scelta. Infatti ogni decisione è fatta di un bel po’ di cose.

Per esempio, generalmente si costruisce l’idea, semplice, forse addirittura banale, che il prima è peggio del dopo.

E allora, è meglio prenderla e basta, quella decisione. Pensa a quante volte hai preso, o ti hanno fatto prendere o ti hanno suggerito delle decisioni proprio così.

“Fai questo, fai quello… perché ti troverai bene dopo!”

E zac!!: la decisione era bella e presa.

O, ancora, pensiamo a quando ci siamo messi al tavolino, armati di carta, penna e santa pazienza, e abbiamo cominciato a mettere giù pro e contro, a fare la lista dei più e dei meno. Che poi magari il risultato alla fine era una scontata somma zero.

Eh, sì! Ma sai perché?

Il risultato spesso è un banale e scontato punteggio zero perché le decisioni non sono fatte principalmente di cose, ma di roba molto più effimera e più importante.

Le decisioni più spesso sono fatte di aspettative, contornate di valori, alimentate da desideri, orientate dal nostro passato…

E allora se volessimo fare una lista dei pro e dei contro ci troveremmo presto a dover rinunciare perché la lista dovrebbe contenere molte, molte, moltissime più cose di quelle che ci siamo trovati a selezionare. Si tratta di una lista lunga una vita.

Ma allora come si fa? Dunque, la risposta, innanzitutto, non è affatto semplice.

Forse può aiutare se cominciamo con lo scoprire chi siamo noi.

Arrivati a questo punto, sembra che tutto si complichi…Allora, ricapitolando…

  • Partire è un cambiamento atteso.
  • Ma per partire si deve decidere di fare qualcosa.
  • E decidere lo si può fare solo pensando.
  • E pensare non è un mero “collegare eventi attuali, passati e futuri” e immaginare una collezione di possibili esiti connessi alla propria scelta, una specie di elaborazione cognitiva che forse anche un computer opportunamente programmato e addestrato potrebbe compiere.
  • Pensare davvero è un pensare su.
  • E pensare su è un’azione un po’ complessa.
  • Ha a che fare con il mettersi in una posizione riflessiva sulle proprie aspettative, sui propri desideri.
  • Significa provare a esplorare quali emozioni si legano alla cosa che voglio fare o che mi sta accadendo.
  • Perciò, pensare su questa scelta di partire vuol dire esplorare le emozioni che si legano alla scelta stessa.

Consulenze psicologiche

Ora, torniamo per un secondo alle battute iniziali di questo post. Te le ricordi?

Ti ricordi cosa diceva Francesco, quando urlava a Grazia. che voleva partire? Diceva che se ne vuole andare perché non ce la fa più a stare ancora dove vive.

Diceva che non vede più opportunità per lui. Diceva che non riesce a trovare un lavoro come si deve. Diceva che si sente spossato. Pensare su in questo caso cosa vuol dire?

Vuol dire non dare per scontato che quello che Francesco dice sia esattamente ciò che vuole intendere, il suo perché… sta provando a dare un senso a quello che sente?

Diremmo di no.

Infatti Francesco ci sta comunicando quello che sente, ma non sta dando un senso a quel che sente. Cioè lo sta vivendo “da fuori”, e non “da dentro”.

Invece, l’importante è che il cambiamento avvenga da dentro, perché è solo da dentro, cioè nel rispetto delle proprie aspettative, che le persone, le organizzazioni o le comunità possono cambiare.

Quindi proviamo a capire davvero…

Emigrazione-italiana

Come si sente Francesco? Facciamo delle ipotesi: Per esempio si sente arrabbiato con il contesto in cui vive; arrabbiato con se stesso, forse.

Arrabbiato magari anche con chi gli aveva fatto credere che facendo certi studi, o imboccando una certa strada, avrebbe avuto delle possibilità che in effetti non ha poi avuto.

Ma Francesco sente anche che desidera qualcosa di nuovo, che non può affidarsi a una ripetizione scontata di quello che ha già fatto in passato.

Sente che tutto quello che non solo lui, ma probabilmente anche il contesto e le persone che gli stanno vicino hanno finora dato per scontato, non bastano per raggiungere i propri scopi.

E dunque è probabile che Francesco sia confuso e che per uscire da questa confusione ha bisogno di costruire cose nuove. Cose nuove che lui fa coincidere con il partire.

Sarebbe utile invece, come prima cosa, che queste cose nuove, fossero degli strumenti per capire la realtà che si vive.

Sarebbe importante interpretare queste cose nuove come mediazione fra il vecchio e il nuovo, una mediazione fra tutto ciò che fino ad ora non ha portato a uno sviluppo soddisfacente, cioè fra tutto ciò che al momento Francesco sente come falso e tutto quello che vuole sentire come vero, la sua speranza verso il suo futuro.

Chiudiamo il post con una anticipazione che riguarda uno dei prossimi post…

Proveremo infatti a ragionare attorno a una storia molto interessante, quella di Cristoforo Colombo!

Proveremo a vederlo con altri occhi.

Non lo guarderemo come chi ha scoperto l’America, ma come colui che prima ha inventato un modo nuovo per raggiungere una terra sconosciuta…

Alla prossima…

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About the Author

Viviana Fini e Marco Guidi sono due psicologi, psicoterapeuti ed entrambi dottori di ricerca. Entrambi toscani di origine, vivono e lavorano a Roma, in Toscana, in Puglia e anche a distanza sia come psicologi sulle domande individuali e di gruppo che come consulenti per lo sviluppo e la realizzazione di progetti a livello locale, nazionale e internazionale riguardanti i contesti di convivenza e il rapporto fra le persone e i loro ambienti di vita e lavoro. Hanno fatto esperienza entrambi, sebbene in realtà diverse, nell’ambito della formazione, dell’orientamento, del bilancio di competenze e dello sviluppo professionale e di carriera.

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