OLTRE LA FACCIATA – Madre in Italy
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Il Blog di Madre in Italy

OLTRE LA FACCIATA

“Emigrare” è una di quelle parole che noi italiani abbiamo per anni sentito appartenerci passivamente come cittadini di un paese che subiva le varie ondate extracomunitarie e si faceva carico di nuove vite.

Con il passare degli anni, però, la nostra Nazione madre è andata alla deriva in un oceano che man mano ha visto prosciugare le proprie acque da un vortice di falsi sogni e mere speranze, così da rendere la parola “emigrazione” un termine che ci riguarda in prima persona e che consideriamo essere la sola via di fuga di fronte ad una situazione estrema.

Che si abbiano venti, trenta o quarant’anni poco importa ormai perchè, all’unisono, tutti siamo coscienti del fatto che il solo modo che abbiamo per poter beneficiare di un futuro che ci appartiene per diritto è quello di salutare il nostro Belpaese per nuovi e ben più ricchi lidi.

Per tutti questi motivi si decide di prendere il volo per paesi più proliferi e che, quantomeno, ci diano quella unica e sola possibilità di cui la nostra cara Italia ci ha privati.

C’è chi resta e c’è chi va… io faccio parte di quegli Italiani che sono andati oltre frontiera e Dublino è diventata la mia nuova casa.

Ogni giorno vedo per le strade di questa città un innumerevole numero di miei connazionali che partono dal Belpaese carichi di buone speranza e sogni di gloria che, ahimè, devo trovarmi a distruggere.

Dublino è così tante cose che non basta leggere un blog e/o un forum online per pensare di essere pronto ad affrontarla ma troppo spesso, invece, la stragrande maggioranza pensa che possa essere sufficiente. La verità è che viviamo di stereotipi e Dublino per un italiano (spagnolo, brasiliano o chicchessia) è la patria della Guinness e dei trifogli, dell’Irish coffee e dei parchi, dei pub e di una partita di Hurling, delle società informatiche e degli stipendi considerevoli quando c’è molto altro da vedere, da comprendere e da scoprire.

Camminare per le strade non è una semplice passeggiata ma si trasforma nella presa di coscienza di una realtà culturale completamente differente dalla nostra: i parchi sembrano esplodere di gioia riflessa grazie ad un semplice raggio di sole e le persone (siano esse uomini in giacca e cravatta o skaters in Converse e jeans) si alternano sulle panchine o sui prati con aria gioviale e rilassata.

Da ogni angolo delle strade ci arrivano i suoni di melodie differenti grazie a quegli artisti di strada che vengono chissà da dove in cerca di fortuna; passeggini e testoline dai ciuffetti rossi con faccette arrossate dal vento sfilano tranquillamente su ogni marciapiede di questa magica città ma insieme a tutto questo c’è il risvolto della medaglia, quella Dublino che i primi giorni fingi di non vedere ma che poco dopo vedi prima di tutto il resto.

Accanto alla rigogliosa gioia riflessa dei parchi vedi quelle persone che hanno votato la propria vita all’alcool e alle droghe diventandone schiavi,  degli zombie che si aggirano per le strade ad ogni ora del giorno e della notte in cerca di soldi, di una dose o di una bottiglia che gli permetta di tirare avanti un altro giorno o magari, con un po’ di fortuna, una settimana.

Il suono delle musiche si mescola alle urla di un pusher che crede di non essere ascoltato o visto da nessuno, troppo fatto per comprendere che il suo vociare lo ha messo inevitabilmente al centro dell’attenzione.

Le testoline rossicce di quegli stessi bambini che poco prima ci hanno emozionato si mescolano alle immagini che abbiamo impresse nella mente su quella che potrebbe essere la loro vita da adulti e la loro innocenza sfuma in un secondo ai nostri occhi.

Dublino è ancora quella città che ci da quella sola opportunità che attendevamo da una vita ma che al tempo stesso, come mi disse un Irish, si aspetta che tu sappia dimostrare di aver valso la fiducia dimostratasi: Dublino da se tu dai e toglie se tu non meriti.

Freud diceva che gli Irlandesi sono il solo popolo poco predisposto alla psicoanalisi perchè troppo incline alla fantasia e credo che avesse ragione, vivono una vita intera immersi nell’idea se il loro sia quel paese dei balocchi tanto caro a Collodi ignorando, invece,  i gravi problemi sociali che lo avvelenano.

Ad un Italiano che vuol venire a Dublino non direi mai di desistere ma di farlo guardandola per ciò che è, vedendone pregi e difetti senza false utopie e/o stereotipi comuni, di muoversi con raziocinio e cognizione di causa e soprattutto di cercare casa prima del trasferimento (perchè fin troppi giovani trascorrono settimane e mesi chiusi in un ostello pregando i propri connazionali di aiutarli nella disperata ricerca di una stanza o anche del più scadente posto letto), di armarsi di infinita pazienza per la ricerca di un lavoro e di avere moltissimo spirito d’adattamento perché qui “non si regalano sogni ma solide realtà”.

By Daniela

About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

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