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Il Blog di Madre in Italy

NEW YORK NEW YORK

Destinazione New York City: era la seconda volta che mi imbarcavo diretta verso la Grande Mela, ma questa volta portavo con me una persona speciale.

Si, andavamo in due, io e il mio compagno, e lui era emozionato per questa prima visita perché era una méta che ci avrebbe permesso anche di dare spazio alle passioni che condividiamo, quella per il Cinema e la Black Music, di cui entrambi ci cibiamo dalla nascita. Era finalmente arrivato il momento della tanto attesa ed immaginata partenza!

Novembre 2016, fa freddo in Italia e sarà ancora più freddo a New York. In questi casi il grande dilemma, seppur possa apparire banale, è: “Cosa mettiamo in valigia?”. 

Ma vi assicuro che preparare una valigia invernale spesso significa farla, disfarla, pesarla, ricomporla e incastrarla come un puzzle perché devi riuscire a mantenerti in equilibrio tra quanto ti servirà, quanto massimale di peso è imposto dalla compagnia aerea, e quanto ingombro ti creano quei bagagli che poi dovrai caricarti una volta atterrati e fino alla tua destinazione finale.

È da tradizione pensare di portare con sé una valigia piena ed una vuota, in modo da poter mettere nella vuota tutto quello che vorrai acquistare e riportare in Italia.

E noi abbiamo appunto tenuto fede a questa tradizione.

Viaggiamo con Alitalia/Air France, scalo a Schiphol, Amsterdam, Holland.  Tra uno scalo e l’altro solo il tempo di un panino, un acqua e un caffè e siamo di nuovo a bordo con KLM.

Voglio aprire una parentesi per un commento: ripartendo da Amsterdam, durante il volo con KLM, a bordo siamo stati coccolati con squisitezze e snack, le hostess sono sorridenti e gentilissime, ed erano molto attente a soddisfare ogni esigenza dei passeggeri, con particolare attenzione ad anziani e bimbi piccoli.

Cosa mi ha conquistata? L’accoglienza dell’Olanda, il Sandwich organico che hanno servito in aereo con pane ai cereali, formaggio di mucca e salsa olandese, e il sorriso dolce che incontravi chiunque guardassi.

Arriviamo al JFK Airport di sera, quando l’aeroporto è un caleidoscopio di luci e colori, ma appena usciti ci sorprende un vento così gelido che quando finalmente riusciamo a salire sulla navetta SuperShuttle, ci sembra un nido.

Prima cosa da fare? Capire bene come funziona WhatsApp negli States.

Ci eravamo organizzati con un’ottima offerta della TIM, che ci ha garantito all’estero servizi e telefonate senza sorprese di addebiti imprevisti e che negli USA mi è stato utilissimo.

Avevamo optato per un hotel in Chinatown, attaccato alla linea 6 e F della Subway, una zona abbastanza tranquilla, trafficata ma non caotica.

Ed ora che finalmente eravamo arrivati in Hotel, potevo godermi la gioia che provavo nell’essere tornata a New York!

Da quando ero partita la prima volta lasciandomela alle spalle, per me era come se non fosse passato neanche un giorno, e la sensazione che provavo era quella di trovarmi nella mia seconda casa.

Se ami New York, la ami tutta, dal downtown all’uptown, dall’est side al west side, nella sua maestosità, nel suo essere leggendaria, nel suo essere parte dell’immaginario collettivo, nel suo essere parte della storia dell’emigrazione.

La musica arrivava da ogni angolo e ci chiamava, dal cantante sotto la subway, al coro sotto la Penn Station, alla dancehall nei negozi H&M.

Se hai la musica dentro, New York fa per te.

Eppure a New York sentivo una nota stonata, che quasi mi faceva arrabbiare, ed è questa: cosa mangiano? Sembra quasi che ai newyorkesi vada bene qualsiasi cosa!

Per una amante come me dell’alimentazione, trascurare l’attenzione per il cibo è una stortura, e direi che i newyorkesi dovrebbero avere un po’ più amore per sé stessi e valutare l’ipotesi di mangiare meglio.

Già, perché non è vero che a New York si mangia male, piuttosto è vero che i newyorkesi mangiano male e li vedi ingurgitare panini che sembrano chimici, convinti che quello sia “nutrirsi”.

Faccio un esempio: ad oggi, è ammirevole la loro attenzione nello zero spreco alimentare, e fanno bene a guardare male chi butta il cibo (ho visto in hotel persone buttare arance intere, mai sbucciate), ma è pur vero che se vuoi mangiare bene, devi essere pronto a spendere tanto.

In questo la comunità messicana e quella indiana vanno apprezzate per la loro capacità di aver creato i “city market caffè” (nome preso da una tavola calda, di fronte Eataly, in W22 street, in cui abbiamo mangiato bene e sano) una sorta di tavola calda in cui hai la libertà di comporre il piatto come vuoi spendendo poco.

Insomma, a New York non è difficile percepire il perché la nostra cucina italiana sia tanto amata e ambita.

A parte questa nota però, il resto ti incanta, e noi, muniti di cappello, guanti e calzini caldi, l’abbiamo ammirata e girata con la testa in sù, attratti da grattacieli che sembrano volare.

E camminando per le strade di New York abbiamo sentito addosso il fermento per l’economia e i sentimenti positivi e negativi per la vittoria di Trump.

Li percepisci nei caffè, nei locali di ritrovo, sui taxi, tra le persone che si ritrovano in strada. Una partecipazione contagiosa che ti fa sentire parte di quanto accade.

Purtroppo c’è una piccola parentesi grigia da aprire: quando compri qualcosa a New York devi calcolare che dovrai sommarci le tasse, e le percentuali da applicare sono diversissime a seconda dei prodotti, per cui, se non ci sei abituato è davvero difficile ricordarle tutte, e se non presti attenzione quando compri, svuotare le tasche è facilissimo!

L’IVA infatti viene calcolata a seconda del bene che compri, e non sempre è indicata sul cartellino del prodotto che acquisti, quindi è un aspetto a cui prestare attenzione.

Invece in the subway bisogna stare attenti alla smagnetizzazione della MetroCard, la carta della metropolitana. Costo di un viaggio: 2,75 dollari.

Purtroppo noi siamo arrivati a spendere quasi 15 dollari al giorno perché se non passavamo la carta sull’apposito lettore in modo perfetto, puntualmente SI SMAGNETIZZAVA, e a noi è capitato più di una volta!

Ed oraNew-york-3…ecco po’ di foto che ho scattato…

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Finalmente, dopo qualche giorno trascorso a lasciarci ingoiare dalla Grande Mela, ci mettiamo alla ricerca di un negozio di dischi e ne scoviamo uno famoso, nascosto e fornito come si deve!

Il bello dei negozi di dischi è che ovunque c’è la consolle con il giradischi e prima di comprarlo te lo fanno ascoltare per sentire se il disco che scegli è quello giusto che stai cercando.

Il bello invece dei ristoranti è che presentano la mancia al cameriere inclusa nel conto, il famoso “gratuity not included”.

Quando mangi a New York però, non puoi dimenticare l’orologio!

Ti siedi, ordini, mangi e te ne vai, appunto perché essendo considerato un brunch (colazione + pranzo insieme) i tempi del pranzo sono inesistenti.

La mia impressione è stata questa: i newyorkesi corrono tutto il giorno, lavorano a ritmo frenetico e mangiano due pasti in uno … e al ristorante si mangia e basta, non ci si intrattiene…

Infine, quando sei a New York, non puoi trascurare un pensiero che mi è venuto a trovare spesso: l’America,  il Paese in cui gli italiani emigravano in cerca di fortuna, lavoro e futuro… ma anche L’America, il Paese in cui ancora oggi tanti italiani emigrano in cerca di fortuna, lavoro e futuro…

Il Paese in cui sul Resumé (il C.V) non devi indicare la data di nascita e non sei obbligato a mettere la foto, perchè ciò che conta sono le tue capacità e competenze!

È questo forse che continua a renderlo GRANDE!

By Prisca

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About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

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