E TU, SEI UN CITTADINO DEL MONDO? – Madre in Italy
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Il Blog di Madre in Italy

E TU, SEI UN CITTADINO DEL MONDO?

Facciamo un esperimento. Mettiti davanti allo specchio e chiediti: Sono un cittadino del mondo?

Probabilmente la tua risposta a questa domanda è SI!

Lo siamo tutti! Apparteniamo ad un globo terreste dove la mobilità diventa sempre più frequente. Lo dico spesso, ci sono territori e paesi, usanze e costumi, culture diverse e storie individuali, ma mai come in quest’epoca la valigia è diventata di uso comune.

Una volta, quando si partiva, quella valigia rappresentava una scelta a senso unico. Oggi invece è sempre più spesso, prima ancora che una scelta, un’esperienza.

Sembra talvolta di vivere in un mondo senza confini, e questo solo perché muoversi e attraversare continenti è diventato più semplice e veloce.

È sempre più facile pensare ad un viaggio di andata e, semmai la scelta di trasferirsi all’estero dovesse andar male, di ritorno. Basta fare un biglietto per tornare al punto di partenza con un’esperienza in più e senza troppi traumi, a parte forse un po’ di orgoglio ferito…

Ma prova a ripetere l’esperimento iniziale. Mettiti davanti allo specchio e chiediti:

Sono pronto a vivere in un altro Paese nel mondo che non sia l’Italia?

Sono certo che la tua risposta a questa domanda non sarà altrettanto scontata.

Per questo, parlare di expat, vuol dire parlare di persone che un aggettivo non può accomunare. Ognuno con la propria storia, ma tutte pronte a non rinunciare alla scoperta, alle tante opportunità che il mondo regala, all’esperienza di una vita diversa.

Parlo di persone pronte ad uscire dalla propria zona di comfort, o forse semplicemente a cercare altrove la propria dimensione.

Ti riconosci? C’è qualcosa che ti è familiare nelle poche righe che hai letto?

Ma torniamo per un attimo alla domanda iniziale: sei un cittadino del mondo? E non è una questione anagrafica, ma mentale, te lo ripeto, è MENTALE!

Sei davvero pronto a fare una valigia, partire, metterti in gioco, ricominciare altrove?

Sei anche pronto ad accettare un eventuale fallimento della tua nuova impresa?

Sei sicuro di avere tutte le carte in regola per essere un expat?

Non voglio metterti alla prova sottoponendoti ad uno di quei test strizzacervelli, ma semplicemente mettermi con te allo specchio e provare a capire cosa comporta una scelta a volte impulsiva e a volte tanto ragionata.

Ecco dunque i 10 punti raccolti attraverso le esperienze dirette degli expat.

10 punti che non sono teorizzazioni, e tantomeno analisi di dubbi amletici, ma ci siamo limitati a questo: abbiamo raccolto in 10 punti le principali criticità da prendere in esame attraverso le testimonianze di chi all’estero ci è andato anni fa e l’esperienza dell’expat la conosce bene.

Certamente non è tutto, siamo pronti ad aggiornare questo lavoro e questo post in ogni momento, e va riconosciuto che ogni esperienza è assolutamente individuale!

Ma sulla base delle tante mail ricevute e i tanti contatti con gli italiani all’estero, emergono 10 punti che voglio condividere con te!

Attento: ti specifico che non è un’indagine di mercato, né uno studio con valore scientifico, ma solo il risultato tratto dai commenti e dall’interazione con tutti i nostri utenti, anzi, colgo l’occasione di questo post per ringraziare, uno ad uno, tutti VOI che avete voluto condividere con noi un pezzettino delle vostre emozioni e della vostra vita…

Per noi è stato come raccogliere e sommare i consigli di chi ha già vissuto l’esperienza di expat e metterli a disposizione di chi ci sta pensando.

Ovviamente non ti riconoscerai in ogni punto e spesso le condizioni, le aspettative, le rinunce cambiano in base all’età. Un conto è partire a 18 anni quando l’entusiasmo la fa da padrona e altra cosa è partire a 40, magari con moglie e figli, lasciandosi alle spalle la propria storia e quanto si è costruito fino a quel giorno.

Premesso questo però, quali sono le domande che segnano il confine tra l’essere disposti a partire e il preferire restare, semmai per rinnovarsi in Italia?

Ora sei pronto?

Mettiamoci allo specchio….Vediamo…

E TU, SEI UN CITTADINO DEL MONDO?

Cittadini del mondo1) LA FAMIGLIA

“Quando ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli” (Woody Allen)

C’è chi dalla famiglia fugge, e chi per la famiglia torna. A meno che tu non appartenga al primo caso, il distacco dalla propria famiglia è un nodo critico su cui prima di partire è bene riflettere.

Quando parti per una vacanza di 10 giorni, non esiste il problema “distacco”, ma quando parti con un biglietto di sola andata, la tua famiglia potrebbe mancarti molto.

Sei disposto ad affrontare questo distacco? Domandatelo almeno 10 volte, perché per tante persone rappresenta una delle maggiori mancanze oltreconfine. È vero, esiste il telefono, skype e possono venire a trovarti in ogni momento.

Ma non è la stessa cosa che condividere con la propria famiglia la quotidianità. Prova ad immaginare di aver già pianificato tutto. Valigie pronte, documenti preparati e arriva la mattina della partenza.

Sarà un tuo familiare ad accompagnarti in aeroporto? Ora immagina il momento dei saluti. Cosa provi? Sai che la tua scelta è importante. La tua famiglia ti sostiene. Hai davanti un’avventura che non vuoi lasciarti sfuggire e quindi non ti abbandoni neanche ad una lacrima.

Appena arrivi a destinazione chiami per avvisare che sei arrivato, che il viaggio è andato bene. Ora immaginati dopo sei mesi! Vi siete raccontati tutto per telefono, li hai resi partecipi della straordinaria esperienza che stai vivendo.

Quanto ti mancano? Sappi che a meno che tu non scelga di trasferirti in un Paese che ti consente di tornare spesso, magari a poche ore di volo, non riuscirai a ritrovare la tua famiglia così spesso come vorresti. Molti si legano alla propria famiglia proprio quando ne scoprono il valore a distanza.

Dalla mail di Elena, 27 anni (Berlino): “La mia famiglia mi manca tanto, ma è la mia forza, non la mia catena. So che loro sono un porto a cui posso sempre tornare”

2) I LEGAMI

“Un facebook-dipendente mi ha detto: ho fatto 500 amicizie in un giorno! Io non le ho fatte in 86 anni! Ma quanti amici può davvero avere un essere umano? Risposta: 150. Non di più. E’ questo il numero di Dunbar: ovvero, la quantità massima di persone che possono far parte del nostro paesaggio emotivo”(Zygmunt Bauman)

Quante volte ti sei ritrovato a cercare un amico, a bere un bicchiere di vino con lui per rilassarti e chiacchierare a fine giornata? E quanti dei tuoi amici fanno parte della tua vita già dai tempi dell’adolescenza?

Un amico non è un conoscente qualunque, lo sai bene.

È una persona con la quale non è necessario parlare per capirsi. E legami così non si trovano ovunque. Potrebbero mancarti. Potrebbero mancarti le cene con gli amici, le uscite e tutte quelle occasioni che certe volte ti hanno anche annoiato, ti sono sembrate sempre uguali e sempre le stesse.

Quella routine, quelle facce, saranno sempre nei tuoi ricordi, e faranno parte delle cose che racconterai ai tuoi nuovi conoscenti oltreconfine. I tuoi amici sostengono ogni tua scelta, e quando gli hai detto che volevi partire ti hanno manifestato anche un po’ di invidia per la tua nuova avventura?

Ti hanno detto che stimano il tuo coraggio? Fantastico! Sei pronto a ricevere le loro foto e vedere che tu non ci sei? Cosa accade se invece parliamo di amore? Stai lasciando in Italia la persona che ami? Se si, qui si apre un altro capitolo.

L’amore è il legame più forte e il rapporto di coppia a distanza deve saper ritrovare un nuovo equilibrio. Non puntare a conservare tutto com’era. Sii disposto a rinnovare il rapporto sulla base del nuovo assetto che la tua vita sta per prendere. Si, perché la regola è costruire insieme.

L’amore è davvero un terreno che non ha confini!

Dalla mail di Riccardo, 42 anni (Emirati): “La mia compagna Ines si è trasferita quest’anno, dopo tre anni di rapporto a distanza. Non è stato facile ma ne è valsa la pena”

3) LE ABITUDINI

“La frase più pericolosa in assoluto è: “abbiamo sempre fatto così” (Grace Hopper)

Mi permetto un’esclamazione: se ciò che ti trattiene sono le abitudini, allora ci sono solo due opportunità.

  • La prima è che tu sia assolutamente pronto a partire.
  • La seconda è che tu non sarai mai pronto a partire

Dalla mail di Massimo, 57 anni (Torino): “Ho sempre pensato che mi piacerebbe godermi la pensione in un altro paese, magari con una qualità della vita migliore ma so che non riuscirei mai a rinunciare al caffè del bar sotto casa, alla partita della domenica, alla passeggiata al parco, eppure i miei figli sono lontani, all’estero, e ogni anno aspetto che arrivi Natale perché tornino

4) LA TUA STORIA

“L’uomo non è la creatura delle circostanze, sono le circostanze le creature dell’uomo” (Benjamin Franklin)

Il nostro passato è spesso la cosa a cui siamo più legati, soprattutto quando lo abbiamo costruito con fatica e tenacia e pensare di mettere da parte la propria storia, con le proprie radici, per farla ricominciare altrove e forse dall’inizio, non è semplice.

Più sei legato alla tua storia e più sarà difficile accettare di ricominciare altrove perché il timore più grande è quello di dover mettere da parte ciò che hai fatto fino a ieri.

Molti dicono: ho lavorato sodo per mettere in piedi la mia piccola azienda, o magari ho impiegato anni per riuscire a fare il lavoro che ho sognato. Ora perché dovrei lasciare tutto questo? Come potrei rinunciare alla casa che ho comprato facendo sacrifici, alla vita che ho costruito con orgoglio?

La tua storia è ciò a cui non sei disposto a rinunciare, ma ne vale la pena quando andare all’estero vuol dire invece dargli valore. In questo caso la cosa da valutare è la scelta del Paese in cui la tua professione, la tua attività, il tuo talento e la tua storia rappresentano un valore aggiunto, una marcia in più, un elemento di successo.

Dalla mail di Veronica, 47 anni (Londra): “Mi dicevano tutti che ero impazzita, che non mi rendevo conto che stavo costringendo mio marito e mia figlia a cambiar vita. Eppure loro erano dalla mia parte.

Quattro anni fa ho lasciato il mio lavoro a Padova e ho accettato un’offerta professionale in UK. Mi spaventava dover ricominciare a studiare l’inglese, ma mi sarei sempre pentita di non averci provato.

Ho deciso di partire quando la mia migliore amica mi ha fatto riflettere su questo: La vita ha questo di strano, che se non vuoi accettare nient’altro che il meglio, molto spesso riesci a procurartelo (W.Somerset Maugham).

Prima di continuare ti chiedo una gentilezza. Un click qui sotto significa che stai apprezzando il mio post:

Clicca qui sotto invece, se vuoi seguire gli articoli del mio blog personale:

5) LE SICUREZZE

“L’uomo medio non vuole essere libero. Vuole essere sicuro” (Henry Louis Mencken)

È questo il grande dubbio da affrontare: preferisci essere libero di fare nuove scelte o essere sicuro di ciò che ti circonda?

Già, perché spesso partire per una nuova destinazione scardina le nostre sicurezze, o almeno dobbiamo essere pronti a metterle in gioco.

Eppure rompere gli schemi ha un grosso vantaggio: quando perdi le sicurezze esterne, sei costretto a scoprire quelle che hai dentro di te.

Dalla mail di Saverio, 32 anni (Melbourne): “Dopo un anno ho una sola certezza: ho ottenuto ciò che volevo quando ho messo da parte le mie paure”

6) LA SOLITUDINE

“La solitudine non è uno stato, è un continente” (Orporick, Twitter)

Il fatto che arriverà un giorno in cui dovrai scontrarti con la solitudine, è da mettere in conto. Non perché deve necessariamente accadere, ma perché quando ti trovi in un paese straniero, magari dopo mesi di adattamento, può capitare che tu ti ritrovi a girare in una meravigliosa piazza di un centro storico, guardarti intorno e sentirti solo.

Credo sia un sentimento diffuso e una cosa normale. Ti sarà capitato di sentirti così anche in Italia, nella tua città, e a casa tua.

Ma ti garantisco che quando accade all’estero sembra tutto amplificato. Non mollare!!!

Dalla mail di Luca, 40 anni (Edimburgo): “Sarà che quel giorno pioveva, come accade spesso da queste parti, ma mi trovavo sulla meravigliosa Princess Street, avevo accanto un bellissimo parco pieno di gente che chiacchierava.

Era tutto perfetto, eppure mi sentivo solo e scoppiai a piangere come un bambino. Mi mancava l’Italia!!!

7) L’ADATTAMENTO

“Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere” (Gandhi)

Prima di pensare di partire, prova a rispondere a queste domande:

  • Quanto conta per te il clima di un paese? 

Sappi che molto probabilmente dovrai saperti adattare ad un freddo maggiore che in Italia, o ad un caldo maggiore che in Italia.

Quelli che dopo 6 mesi all’estero continuano a lamentarsi perché il clima è diverso, forse non sapevano dove stavano andando.

  • Quanto conta per te la cultura? 

Sappi che dovrai adattarti ad una cultura diversa dalla tua. Puoi considerarla un arricchimento. Mi ha colpito il racconto di un ragazzo che arrivato in Kazakistan si ritrova a cena con dei colleghi ai quali racconta una barzelletta (ovviamente tradotta in inglese).

Nessuno dei commensali ride.

Solo successivamente quel ragazzo mi ha detto: “Un imbarazzo incredibile. Nessuno rideva. Non l’hanno capita! TI rendi conto? I miei amici in Italia avrebbero riso a crepapelle e loro invece non l’hanno capita! Non puoi immaginare come mi sono sentito!!!

  • Quanto conta per te riuscire a comunicare? 

Sappi che in pochi paesi al mondo potrai riuscire a comunicare in Italiano. Molti sono riusciti ad insegnare Italiano all’estero, ma la cosa fondamentale per riuscire ad integrarti nel migliore dei modi ed esprimere il meglio delle tue capacità è quello di imparare la lingua in uso del Paese in cui ti stai recando.

Non sottovalutare mai questo aspetto: assumeresti facilmente un dipendente che parla male in Italiano?

Dalla mail di Lucia, 46 anni (Toronto): “Mi ha aiutata molto il fatto che sono stata fortunata, che appena arrivata qui sono stata integrata nella comunità italiana e mi sono subito sentita a casa, ma quello che voglio dire a tutti è che non è facile adattarsi al freddo, alle abitudini e a tutte quelle cose che per noi sarebbero inconcepibili.

Ragazzi, sono sincera, provate il freddo di Toronto e in Italia non userete mai più una sciarpa.”

8) LA NOVITÀ

“Se oggi vado a letto non avendo fatto niente di nuovo rispetto a ieri, allora oggi è stato sprecato” (Bill Gates)

Mentre prepari la tua valigia e organizzi la tua partenza pensando di trasferirti altrove nel mondo, l’elemento che esercita il maggiore fascino è senza dubbio la novità di ciò che ti aspetta.

Ti sarai sorpreso 1000 volte a immaginare cosa potrebbe accadere, ma puntualmente la realtà ha superato la fantasia.

Provare a vivere, anche solo per un periodo, in un altro luogo del mondo è un’esperienza straordinaria che però a molti può far paura. Si, perché ciò che troverai all’estero potrà piacerti più di ciò che hai lasciato, oppure potrà deluderti. La delusione va messa in conto.

Dunque la domanda che ti invito a porti davanti allo specchio è: Quanto il fascino della novità supera per te le certezze della routine?

Dalla mail di Peppe, 29 anni (Kenia): “Sono partito perché volevo fare un’esperienza in una ONG… Solo quando sono tornato in Italia ho capito che non potevo più fare a meno di quelle emozioni che per la prima volta mi hanno fatto sentire davvero vivo, ed è così che è cambiata la mia vita.

Non mi piace definirmi Expat, preferisco il termine nomade.”

9) RICOMINCIARE

Andate fiduciosi nella direzione dei vostri sogni, vivete la vita che avete sempre immaginato” (Henry David Thoreau)

Sei davvero disposto a ricominciare altrove? Immagina di trovarti in un luogo dove nessuno sa chi sei. La cosa più difficile è far valere ciò che vali. Comporta fatica e sacrificio perché sei abituato ad un contesto che rappresenta la tua zona di comfort.

Anche se ciò che vivi non ti soddisfa, ci sei cosi abituato che riesci ad accettarlo. Quando invece parti, lo fai con una speranza, quella di trovarti a vivere condizioni migliori. Ti do una notizia: è una conquista, non un regalo.

Dalla mail di Laura, 33 anni (Mumbai): “Sarà impopolare ciò che dico, ma per me è stato più difficile ricominciare perché sono una donna e almeno qui le donne non sono considerate come in Italia.

Devi farti valere il doppio per essere rispettata anche se essere italiana mi ha aiutato. Avevo voglia di ricominciare dopo un amore finito male e un lavoro che non arrivava. Ma non scorderò mai la fatica che ho fatto e le tante giornate passate a chiedermi cosa ci facessi qui.

Era tutto diverso, non conoscevo nessuno e soprattutto non sapevo da dove iniziare, così ho iniziato a ragionare sulla breve distanza. Non mi vedevo più proiettata tra 3 anni, ma tra 3 giorni. Ho iniziato a programmare la mia agenda del TO DO a distanza di 3 giorni, ed è così che in 3 anni ho costruito la mia attività in India.

10) LE RESPONSABILITÀ

Le responsabilità pesano. Ma ho puntato tutto su questa vita e non posso lamentarmi.” (Andrew Howe)

È inutile negarlo, abbiamo tutti la responsabilità della nostra vita. Quando decidi di partire e di andare all’estero accadono 2 cose:

  • La prima è che la tua vita si arricchisce di un valore aggiunto, un’esperienza nuova, una motivazione avvincente;
  • La seconda è che ti assumi la responsabilità di una scelta non facile, talvolta sostenuta da chi ti sta intorno, e talvolta ostacolata da chi ti è vicino.

Spesso ciò che ci spaventa non è la responsabilità nei confronti di noi stessi, ma nei confronti degli altri. Ci preoccupiamo magari di lasciare in Italia dei genitori anziani, oppure ci preoccupiamo di sradicare i nostri figli dalla propria realtà.

Oltre a questo, la responsabilità più difficile da accettare è quella rispetto all’incognita. Nessuno potrà mai dirti cosa accadrà tra 10 anni, se quella scelta è stata la migliore.

Nessuno può garantirti il successo e devi essere disposto ad accettare che non vada come avevi sperato. In questo caso, anche se tu decidessi di tornare indietro, non prenderlo come un fallimento, ma come una prova generale per il successo.

Dalla mail di Michele, 47 anni: “La mia è una storia particolare, al punto che vorrei scriverne un libro. Il mio lavoro mi ha portato a girare il mondo anche se dentro di me mi sono sempre sentito italiano e ovunque sia andato non ho mai rinunciato ad un buon caffè al mattino.

Ho vissuto in Inghilterra, Stati Uniti, Africa, Emirati Arabi. Non conto il numero di aerei che ho preso nella vita e che ho fatto prendere a mia moglie.

Mi sono fermato solo quando mia figlia ha iniziato ad andare a scuola perché a lei volevo garantire un po’ di stabilità. Mentre cresce però vorrei insegnarle a girare il mondo senza perdere la sua identità. E’ un patrimonio inestimabile.

Conclusioni  

Quant’è il tempo stimato per fare un biglietto aereo? E il tempo stimato per raggiungere l’altro capo del mondo? E il tempo stimato per recuperare un’esperienza persa?

E il tempo stimato per pentirsi di un’occasione sprecata? E il tempo richiesto per fare ciò che non abbiamo fatto? Voglio chiudere questo post con le domande che hai letto, perché le uniche risposte attendibili sono quelle di chi le esperienze le ha vissute. E’ per questo che ho voluto condividere con te alcuni estratti di mail arrivate.

Ora tocca a te!!!

About the Author

Francesco Menghini è filmaker, blogger e traveller. Da anni in giro per il mondo è il Founder di Madre in Italy. Grazia Pracilio è content manager e consulente creativo. Autrice TV da molti anni è approdata a Madre in Italy come Co-founder.

6 Comments

  1. Ida De Vincenzo Says :
    Posted on gennaio 11, 2016 at 10:38 pm

    RICORDI -ARGENTINA. sono nata a Cropalati, Italia abito a Buenos Aires invito a leggere

    Ho tanti ricordi della mia infanzia e anche se qualche immagine si é
    cancellato col passare del tempo, altre sono rimaste profondamente
    incise nella mia anima. Le voglio trasmettere affinché non siano
    dimenticate.

    Sono piccole storie, cose quotidiane, ma non per questo meno
    importanti, sono le cose che ci aiutano a comprendere la vita ed il
    caratere di una famigia.

    Ogni storia ha una grande valore, molte sono simili ma nessuna uguale.

    Portrei dire tante cose di mio padre, fu un uomo semplice e sensibile.
    Gli piaceva la natura, stare all’aperto e soprattutto la terra. La
    lavorava non tanto per necessitá ma per l’amore che lo legava ad essa.
    Per lui ogni seme aveva valore. Lo curava con tanto amore e dedizione.
    Per contribuire all’economia familiare, coltivava dall’umile lattuga
    alle piante piú preziose. Allevava conigli e maialini d’India, e noi
    ragazzi ci affezionammo tanto a qauesti animaletti che non volevamo
    piú mangiarli. Quindi mio padre smise di allevarli. Chissá se mio
    padre si privó di mangiare ció che gli piaceva per non vedere le
    nostre lacrime?

    Ha sofferto tanto le conseguenze della guerra, evitava l’argomento
    dicendo che erano cose tristi. Diceva sempre “maglio dimenticare”.
    Tuttavia il suo atteggiamento cambiava quando gli kchiedevano della
    sua ferita di guerra. Era stato ferito in combattimento, al gomito. Io
    mi sentivo orgogliosa di avere un papá veterano di guerra. Ma allo
    stesso tempo non riuscivo a capire come avesse potuto sparare a un
    altro uomo. Un giorno, vincendo la mia timidezza, e senza misurare le
    parole gli chiesi come avesse potuto fare una cosa del genere. Mi
    guardó e vidi nei suoi occhi una grande rassegnazione. Allora con
    grande convinzione e parole semplici mi rispose: “se non gli avessi
    sparato io mi avrebbe sparato lui”. In quel momento mi resi conto che
    non c’era stata alternativa. Ancora oggi lo ricordo e mi commuovo
    davanti a questa veritá cosí fredda ed assoluto.

    Appena arrivati in Argentina, inizió a lavorare, ma un incidente o
    immobilizzó per quasi un anno. Una volta rimesso, ottenne un lavoro al
    comune come operaio. Lavorava nella manutenzione delle strade. E
    quando lo prtendevano in giro, rispondeva sempre: “voi non sapete che
    cosa significhi lavorare all’aperto: in inverno il freddo ti congela
    le ossa e d’estate il catrame caldo sotto il sole inclemente ti brucia
    finanche l’anima”.

    Avevamo anche un alimentari, che ci aiutó tanto economicamene. La
    nostra clientela era molto varia e talvolta era difficile comunicare,
    spesso ci intendevamo a segni. Succedevano anche cose curiose, ricordo
    una conversazione tra mia madre e una signora paraguaiana che lavora
    lí vicino. Mia madre parlava di una cosa e la signora rispondeva
    un’altra, ma entrambe continuavano questa conversazione come seguendo
    un filo immaginario. Io, nella mia innocenza lo feci notare a mia
    mamma, ma lei mi rispose: “sta’ tranquilla, non ti preoccupare”.

    Avevamo a casa un cortile pieno di casse e bottiglie. Mio padre alle
    volte si sedeva su una di quelle casse e si metteva a scrivere alla
    famiglia in Italia, e gli raccontava quanto era bello vivere qui. In
    certi momenti nei suoi occhi traspariva una grande tristezza, gli
    tornavano ricordi lontani: i suoi monti, i costumi secolari, le
    leggende; era abituato alle difficoltá della vita, e si difendeva
    dall’irremidiabile idealizzandolo. Quando gli mancavano poche righe
    alle fine della lettera, mi chiamava: “vieni, vieni”, voleva che
    scrivessi anch’io qualcosa alle zie, ma all’epoca io ero troppo
    piccola e non sapevo scrivere, allora lui con tanta pazienza disegnava
    le lettere su un foglio a parte e io le copiavo. Erano sempre le
    stesse parole, “care zie”, quando finivo di scrivere, il suo volto si
    illuminava con un grande sorriso, era un momento magico, avvertivo che
    oltre l’oceano c’erano persone che ci volevano bene.

    Le lettere tardavano tanto ad arrivare, il giorno che ricevette la
    notizia della morte di sua sorella, dopo averla letta non riuscí a
    parlare. I suoi occhi si sciolsero in un pianto sommesso ma profondo.
    in quel momento ebbe la certezza che non sarebbe mai piú ritornato a
    rivedere i suoi monti e a riabbracciare le persona amate. Per tante
    settimane la casa si vestí di lutto stretto.
    Nel quartiere, quando arrivó la linea 47 del pullman, ci fu una
    rivoluzion. Facevano tanto rumore che allevolte non si poteva dormire,
    mio padre diceva che lo facevano di proposito, e molte notti dovette
    alzarsi e andare a protestare , e ricordargli che anche lui lavorava e
    che si alzava alle 4:30 del mattino. Ciononostante, spesso portava
    loro bevande fresche d’estate e calde d’inverno. Quando si ammaló
    tutti venivano a trovarlo, non fu mai solo. Fu un uomo molto
    rispettato; il suo carattere aveva la semplicitá di chi vive la
    realtá, consapevole che non si puó cambiare. Il giorno della sua morte
    un corteo lunghissimo lo accom,pagnó nel suo ultimo viaggio

    “Sono una donna la cui storia si assomiglia a quella di tante donne
    immigranti calabresi. Nata a Cropalati, in Calabria, Italia, in un
    paesino di montagna, proprio da favola, e da dove si possono osservare
    bellissimi paesaggi. Sono nata nel dopoguerra ed essendo mio padre
    reduce di guerra ne soffrivamo le conseguenze, il che ci ha costretto
    ad emigrare quando io avevo due anni. Sebbene gli anni passassero, dai
    miei genitori gli argomenti di conversazione erano sempre gli stessi:
    la terra lontana, la nostalgia, la famiglia e tutto ciò che riguardava
    la famiglia calabrese. Questi sono i motivi per cui la cultura e la
    lingua italiana hanno acquistato fondamentale importanza nella mia
    vita. Sono sempre stata in contatto diretto con le mie radici. Dopo 50
    anni ci sono ritornata, ho potuto conoscere e ricevere l´affetto della
    mia famiglia lontana. Sono rimasta commossa dallo splendore dei
    paesaggi di un mondo che adesso sento veramente mio. È la mia seconda
    casa, come mi piace chiamarla. Finalmente sono riuscita ad allacciare
    nel mio cuore l´Italia e l´Argentina.

    • Madre in Italy
      Posted on gennaio 12, 2016 at 10:42 am

      Ciao Ida, grazie!!!!! Stamattina, appena sveglio, ho letto la tua storia tutta d’un fiato. Ed io adoro le storie. Mi hai commosso. Ho rivisto le immagini che tu, con maestria narrativa, mi hai descritto. Pubblicherò la tua storia anche sula nostra pagina FB.

      A presto
      Francesco

      • Anonimo
        Posted on settembre 20, 2016 at 10:12 pm

        Tante grazie per le belle parole. un forte abbraccio dall Argentina.

  2. Tia
    Posted on maggio 17, 2016 at 12:23 am

    Sono prontooooooo!!!….
    ..e grazie….credo nei segnali quotidiani, anche quelli che potrebbero sembrare insignificanti….ma io Colgo…e ora ho la conferma…………sono pronto…..ma distinguere Sempre l’ ottimismo e la positività dall’ illusione, che nel peggior dei mali porterebbe Delusioni……..delusioni che Rafforzano lo Spirito…..quindi grazie e buona Vita a Tutti;)

  3. prisca
    Posted on settembre 1, 2016 at 4:29 pm

    La positività e il sorriso, l’ energia che si trasmette al prossimo, si sente, esiste, se si controllano queste forze, si controlla anche il nostro destino 😀
    Anni fa, nel pieno del mio pessimismo e confusione, avrei detto il contrario, che il destino di tutti è tracciato, NO, NON E’ COSI’, se oggi sto male, ho altri 100 anni di vita per poter cercare di stare meglio, perché adesso non sono soddisfatta <3
    Ad oggi gli italiani hanno smesso di sognare, desiderare, progettare …. MAI, il pensiero genera un sogno, il sogno genera desiderio, il desiderio genera la voglia, la voglia genera l' impegno, l' impegno genera lavoro, il lavoro genera risultati 😀
    Se vuoi, puoi 😀 Buon futuro a tutti 😀

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