ANDARE ALL’ESTERO: NON SEMPRE E’ UNA FAVOLA – Madre in Italy
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Il Blog di Madre in Italy

ANDARE ALL’ESTERO: NON SEMPRE E’ UNA FAVOLA

Stai pensando di andare all’estero?

Ti sei già trasferito e vivi oltreconfine già da un po’?

Oppure vivi in un Paese lontano dall’Italia che rappresenta per te una nuova casa?

Qualunque sia la tua posizione, senza dubbio, nelle righe che seguono, troverai qualcosa in cui riconoscerti.

Ti faccio ancora una domanda:

Hai già letto i due precedenti post scritti per noi da Marco Guidi e Viviana Fini?

Se non lo hai fatto, puoi dargli uno sguardo scegliendo qui sotto quello che preferisci:

Devi sapere che Marco e Viviana sono due psicologi e psicoterapeuti, esperti tra l’altro in psicologia dell’emigrazione, e per questa ragione collaborano con noi e sono a disposizione di chiunque necessiti di una loro consulenza.

Dunque, se hai voglia di contattarli, ti basta scriverci alla nostra mail.

Intanto, in questo terzo post, Marco e Viviana parlano di ciò che è nuovo, diverso, di situazioni estranee, come lo è all’inizio l’incontro con un Paese estero.

Forse non ci hai mai pensato, ma il confronto con le favole è un buon modo per relazionarsi con la realtà.

Ed ecco come ci aiutano a capirne e capirci meglio…

Conosci la fiaba de “Il lupo e i sette capretti” dei fratelli Grimm? E il romanzo di Paolo Genovese “Tutta colpa di Freud”?.

Se non li conosci, ti consigliamo di leggerli, perché qui ne riporteremo solo alcuni punti salienti.

Partiamo dalla fiaba…

psicologi-dell'emigrazione

“IL LUPO E I SETTE CAPRETTI” dei fratelli Grimm

DOMANDA-1

«C’era una volta una vecchia capra, che aveva sette caprettini e li amava come una mamma ama i suoi bimbi. Un giorno pensò di andare nel bosco a far provviste per il desinare; li chiamò tutti e sette e disse: “Cari piccini, voglio andar nel bosco; guardatevi dal lupo; se viene, vi mangia tutti in un boccone. Quel furfante spesso si traveste, ma lo riconoscerete subito dalla voce rauca e dalle zampe nere.” I caprettini dissero: “Cara mamma, staremo ben attenti, potete andar tranquilla.” La vecchia belò e si avviò fiduciosa.

Poco dopo, qualcuno bussò alla porta, gridando: “Aprite, cari piccini; c’è qui la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno.” Ma, dalla voce rauca, i caprettini capirono che era il lupo. “Non apriamo,” dissero, “non sei la nostra mamma; la mamma ha una vocina dolce, la tua è rauca; tu sei il lupo.”

Allora il lupo andò da un bottegaio e comprò un grosso pezzo di creta; lo mangiò e così s’addolci la voce.

Poi tornò, bussò alla porta e gridò: “Aprite, cari piccini, c’è la vostra mamma, che vi ha portato un regalo per ciascuno.” Ma aveva appoggiato alla finestra la sua zampa nera; i piccini la videro e gridarono: “Non apriamo; la nostra mamma non ha le zampe nere come te: tu sei il lupo.”

Allora il lupo corse da un fornaio e gli disse: “Mi son fatto male al piede, spalmaci sopra un po’ di pasta.” E quando il fornaio gli ebbe spalmato la zampa, corse dal mugnaio e gli disse: “Spargimi sulla zampa un po’ di farina bianca.” Il mugnaio pensò: Il lupo vuole ingannare qualcuno, e rifiutò; ma il lupo disse: “Se non lo fai, ti mangio.” Allora il mugnaio ebbe paura e gli imbiancò la zampa.

Già, così fanno gli uomini.

Ora il briccone andò per la terza volta all’uscio, bussò e disse: “Apritemi, piccini; la vostra cara mammina è tornata dal bosco e vi ha portato un regalo per ciascuno.” I caprettini gridarono: “Prima facci vedere la zampa, perché così sapremo se tu sei la nostra cara mammina.”

Allora il lupo mise la zampa sulla finestra, e quando essi videro che era bianca credettero tutto vero quel che diceva e aprirono la porta. Ma fu il lupo a entrare. I capretti si spaventarono e cercarono di nascondersi. Il primo saltò sotto il tavolo, il secondo nel letto, il terzo nella stufa, il quarto in cucina, il quinto nell’armadio, il sesto sotto l’acquaio, il settimo nella cassa dell’orologio a pendolo.

Ma il lupo li trovò tutti e non fece complimenti: li ingoiò l’un dopo l’altro; ma l’ultimo, dentro la cassa dell’orologio, non lo trovò. Quando si fu cavata la voglia, il lupo se ne andò, si sdraiò sotto un albero sul verde prato e si mise a dormire.»

Veniamo ora al secondo esempio…

“TUTTA COLPA DI FREUD” di Paolo Genovese

 

Lavorare-all'esteroAbbiamo un padre, Francesco Taramelli, psicoterapeuta di coppia, lasciato dalla moglie e le sue tre figlie, che ha tirato su da solo fin da quando erano piccole. Queste, ormai cresciute, si trovano oggi a confrontarsi con i problemi della vita e in particolare a fare i conti con le questioni di cuore.

La più grande delle tre, Sara, è omosessuale e da sempre molto indipendente. In seguito ad un fallimento d’amore, a trentuno anni torna a vivere a casa del padre e a pensare che sia necessario un grosso cambiamento nella sua vita. Per questo pensa di voler diventare eterosessuale. Chiede consiglio alle sorelle e soprattutto a lui, il padre, che per di più è anche terapeuta! Questo, esortato dalle figlie a proporre loro la sua visione dell’universo maschile, fornisce un quadro sintetico, suddividendo gli uomini in quattro categorie:

«Allora, mi sento di poter dividere gli uomini in quattro categorie… che più o meno mi vanno a coprire il novantacinque per cento dell’universo maschile…» disse Francesco, poi si avvicinò a una lavagna e scrisse:

1. GLI INSODDISFATTI

«Categoria numero uno” chiosò «spesso chiamati “i depressi”. Ripetono in continuazione: “La mia vita fa schifo, mia moglie non mi ama, i miei figli mi detestano…” e se ti dice bene ti becchi pure una dipendenza da alcol o da droga. La donna che casca in questi rapporti si trasforma in crocerossina, non dice mai: “Ti amo” ma “Io ti salverò”.

Queste relazioni hanno due sbocchi: loro non si salvano e tu ti perdi per sempre oppure loro si salvano e tu… ti perdi per sempre. Per loro sei una cassetta di pronto soccorso e nessuno vuole avere una storia con una cassetta di pronto soccorso.

Le tre ragazze ascoltavano attente…

2. I PETER PAN

«Poi ci sono i PETER PAN» continuò Francesco scrivendo la nuova categoria sulla lavagna. «C’è di buono che non hanno mai crisi di mezza età perché sono fermi all’adolescenza. Per loro non sei una donna, sei un joystick… Conquistarti significa superare il primo livello, portarti a letto: vincere la partita. Prediligono donne giovani… a volte esageratamente giovani…». […]

Francesco andò di nuovo alla lavagna:

3. I VORREI MA NON POSSO

«Di solito sposati con figli ma in procinto di separarsi, in procinto di dirglielo, in procinto di andare via di casa. Sono sempre in procinto di… ma non fanno mai nulla, devono sempre trovare il momento giusto, perché ora lei sta attraversando un periodo difficile, perché il bambino è troppo piccolo, perché il bambino non capirebbe… poi alla festa di laurea del bambino capisci che forse il momento giusto non arriverà mai» […]

[Francesco] riprese il discorso: «Poi ci sono quelli belli, intelligenti e simpatici».

«Bene, e qual è il problema?» chiese Sara.

«La mamma» rispose Francesco.

«La mamma?»

Francesco scrisse sulla lavagna:

4. I MAMMONI.

«La mamma per loro è una presenza costante e imprescindibile, fin dall’infanzia. È lì infatti che le mamme cominciano a trasformare i nostri piccoli uomini in piccoli mostri… “Ma guarda questo pisellino, ma com’è grosso questo pisellino… ma è il pisellino più grosso del mondo…” e poi via con tutto il repertorio: “Quanto sei bravo, quanto sei bello, quanto sei intelligente…”. E così, se per metà della tua esistenza una donna ti fa sentire Dio, perché accettarne un’altra che per il resto della tua vita ti faccia sentire uno stronzo? Bene, questo è il quadro.»

Le tre ragazze lo guardavano interdette, chiuse in un silenzio sconfortante. […]

Sara alzò la mano e Francesco le diede la parola.

«Questi sono il novantacinque per cento… e l’altro cinque?» chiese.

Psicologi-per-Madre-in-ItalyCONCLUSIONI…

pensionati-all'esteroPer comprendere la favola del lupo e i sette capretti ci viene in aiuto lo psicologo e psicoanalista Massimo Grasso, che propone una rilettura magistrale della fiaba.

Il lupo all’inizio non riesce a raggiungere il suo scopo per l’incompletezza o l’incoerenza del suo travestimento. È solo quando con sagacia penserà di travestirsi meglio che riuscirà nel suo intento.

Ma perché i capretti, alla fine, si lasciano ingannare?

Beh, perché troppo sbrigativamente hanno ritenuto veri quegli indizi che, invece, sono stati utilizzati dal lupo proprio per ingannarli.

Ancorandosi alle categorie per loro più semplici da ricordare, i capretti perdono di vista un consiglio fondamentale, ossia che “Quel furfante spesso si traveste”.

I capretti hanno usato delle categorie per riconoscere il lupo. Ma non hanno ancora appreso ad utilizzare tali categorie in modo variabile, ossia ad interrogarsi a proposito delle possibili trasformazioni che il lupo avrebbe potuto mettere in atto per raggiungere il proprio scopo.

Ma vi è di più.

Dei capretti rimasti a casa senza madre, e con il lupo nei paraggi, sono di fatto capretti soli e indifesi, e dunque anche le vittime più probabili di un lupo. E i capretti desiderano anche che la mamma torni per ricongiungersi a lei e ricevere il regalo per essersi comportati bene.

I capretti, insomma, non fanno i conti con il fatto che il proprio desiderio si esplica in un contesto, che in questo caso è quello delle fiabe: e nelle fiabe, si sa, c’è sempre un lupo che si vuol mangiare qualcuno!

E a noi? Quante volte ci è capitata la stessa cosa?

Di lasciarci, cioè, ingannare dalle situazioni di vita senza riconoscere il valore essenziale del contesto?

In questi casi, siamo portati a pensare di conoscere, o sarebbe meglio dire “riconoscere”, ciò che vediamo, rischiando di finire mangiati dal lupo, come i capretti.

Veniamo ora al romanzo di Genovese.

Il padre di Sara, esimio psicoterapeuta, suggerisce alle figlie, con quel 5% di maschi che restano, a conoscere davvero chi sia QUEL MASCHIO che hanno davanti, al di là di banali categorie semplificanti.

Badate bene: le categorie che usiamo per capire la realtà, per fare i conti con l’estraneità, con il nuovo, il diverso, esistono proprio perché aiutano.

Aiutano ad esempio a semplificare l’estraneità. Sono “economiche”, in questo senso.

Ma attenzione: le categorie sono una mappa, non il territorio!

Noi pensiamo che la risposta del padre alla domanda della figlia Sara che chiedeva lumi a proposito del cinque per cento dei maschi non compreso nelle quattro categorie proposte sia illuminante: «Sono quelli decenti… Buona caccia al tesoro amore mio».

Per chiudere, usciamo dalla favola e torniamo alla realtà.

Pensi che il tuo viaggio all’estero sia per sempre?

E’ un biglietto di sola andata che ti spaventa?

Ascolta cosa dice Marco nel video che trovi qui:


About the Author

Viviana Fini e Marco Guidi sono due psicologi, psicoterapeuti ed entrambi dottori di ricerca. Entrambi toscani di origine, vivono e lavorano a Roma, in Toscana, in Puglia e anche a distanza sia come psicologi sulle domande individuali e di gruppo che come consulenti per lo sviluppo e la realizzazione di progetti a livello locale, nazionale e internazionale riguardanti i contesti di convivenza e il rapporto fra le persone e i loro ambienti di vita e lavoro. Hanno fatto esperienza entrambi, sebbene in realtà diverse, nell’ambito della formazione, dell’orientamento, del bilancio di competenze e dello sviluppo professionale e di carriera.

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